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andarsene a sessantatré anni è già una cosa stupida, farlo come hemingway è da stronzi (come lui). ciao l.

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due giorni così. due giorni di colazioni in casa davanti al finestrone che guarda il mare da lontano. due giorni di caffè mattutini presi nei barrini sulla spiaggia, posti impreparati, fuori stagione, come te. due giorni di foto inutili e nostalgiche, di silenzi parlati in due, di pensieri laschi. due giorni insieme, quello conta (la scarpa in basso a destra lo dimostra). averne di giorni così.

PER ESSERE UN GRANDE SCRITTORE
Ti devi fottere un gran numero di donne
belle donne
e scrivere qualche decente poesia d’amore.
e non preoccuparti per gli anni
e/o per i nuovi talenti.
bevi solo più birra
ancora e ancora birra
e và alle corse almeno una volta alla
settimana
e vinci
se puoi.
imparare a vincere è duro –
qualsiasi fesso può essere un buon perdente.
e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra.
non fare troppa pratica.
dormi fino a mezzogiorno.
evita le carte di credito
e di pagare alcunchè per
tempo.
ricorda che in questo mondo non c’è
un culo che valga più di 50 dollari
(nel 1977).
e se hai la capacità di amare
ama innanzitutto te stesso
ma sii sempre cosciente della possibilità di una
sconfitta totale
che la ragione di quella sconfitta
ti sembri giusta o sbagliata –
un prematuro assaggio di morte non è necessariamente
una brutta cosa.
stai lontano da chiese bar e musei,
e come il ragno sii
paziente –
il tempo è la croce d’ognuno
oltre
all’esilio
alla sconfitta
al tradimento
a tutto quel ciarpame.
stai con la birra.
la birra è sangue continuo.
un’amante continua.
procurati una grossa macchina per scrivere
e mentre i passi vanno avanti e indietro
fuori dalla tua finestra
picchia quella cosa
picchiala duro
fanne un combattimento da peso massimo
fanne il toro quando carica la prima volta
e ricordati dei vecchi cani
che hanno combattuto bene:
Hemingway, Cèline, Dostoevskij, Hamsun.
se pensi che non siano diventati matti
nelle loro stanzette
proprio come sta succedendo a te adesso
senza donne
senza cibo
senza speranza
allora non sei pronto.
bevi altra birra.
c’è tempo.
e se non ce n’è
va bene
lo stesso.

Charles Bukowski, L’amore è un cane che viene dall’inferno, Feltrinelli.


Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.

Chourmo, Il cuore di Marsiglia, Jean-Claude Izzo.

la solitudine ti addestra a sopportarti. sopportarti, non piacerti. il segreto è ignorarsi, far finta di non esserci. a volte ci si riesce.

dantedieci, fa caldo, mentre lavori a delle foto hai aperto le finestre. radio toscana classica trasmette organo, settecentesco, non lo conosci ma è bello. la principessa è dal parrucchiere poi riunioni poi non sa quando torna, tra mille impegni tutti difficili riesce a sorridere, di questo la ringrazi almeno una volta al minuto. mentre ritoccavi le foto pensavi che da dicembre non scrivi più. molte cose non fai più, viaggiare, parlare con la gente, uscire la sera, ma scrivere un po’ ti manca. pensi a quel centinaio di pagine lasciate lì, come un fiume che non trova il mare. ma ci pensi tutte le sere, a quella storia inventata, in testa quel fiume interrotto ha formato un lago di parole, prima di addormentarti ci nuoti un po’, prima di affogare nel sonno. ché i racconti uno se li fa prima per sé, come le novelle per far dormire i bambini, poi qualcosa finisce sulla carta, ma non è detto. intanto fai le presentazioni dell’ultimo libro e ti tocca parlare con la gente e anche uscire la sera, forse ti toccherà anche viaggiare. l’aria comincia a raffrescare, meglio se chiudi le finestre. quel fiume di parole che hai in testa troverà il mare, prima o poi.

sessantadue anni, senza denti, senza quattrini, senza certezze. solo ricordi (pochi) e dubbi (parecchi), speranze quanto basta, ottimismo a iosa, sentimenti a sfare. agitare prima dell’uso.


piazza dei miracoli vista dal centro oncologico di santa chiara, di là c’è il camposanto. da pensarci.

il bello di certi ricordi è che te li dimentichi.

la vita è un foglio di carta bianca, puoi scriverci sopra la tua storia oppure pulirtici il culo, sempre carta rimane, sempre vita è.