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mentre ti godi il tempo primaverile in una piazza dei miracoli piena di turisti ti ricordi del tuo cervello contadino (solo quello), dell’arido, della siccità, dei fiumi in secca, della natura che muore di sete. come non godersi neanche una bella giornata di sole.

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carte a dantedieci, cena tra amici, ora peter gabriel canta red rain, new york non è l’america, le donne giocano a burraco,  domani giornata chimica a pisa. cose così.

correzione bozze. strano effetto rileggersi. all’inizio non ti piace. intanto devi fare attenzione, refusi, punteggiatura, frasi storte. poi, per la storia del concentrarsi, ti devi scordare cosa stavi scrivendo ora, o anche dei libri sul comodino. tabula rasa, te e questo scritto che avevi già dimenticato, che non ti interessa più. non sei multitasking, testa grossa ma poco posto, allora ti concentri, rientri nella storia, all’inizio a malincuore, poi però ti piglia, t’eri scordato un bel po’, leggi da estraneo. ecco, se ti piace, se in un paio di punti ti commuove, ti esalta, è una buona storia. chiudi tutto, spedisci le note di correzione, ti sei scordato anche di ciò che stavi scrivendo, ti ci vorranno giorni a ricordare. è un bizzarro modo di cucinare il tuo, pochi ingredienti, senza ricette, una pentola sola.

tutti hanno una storia bella da raccontare, pochi lo sanno fare. tocca a chi la conosce, a cercar poche parole che dicano una vita, perché una vita non la sai tutta, puoi solo annusarla, e respirarla pensando a quanto è stata buona. (leggendo germogliare)

il primo libro non si scorda mai. non è vero, non l’hai neanche preso sul serio. mi pubblicate? bene. che poi a te piacciono le scommesse perse in partenza, sei abituato, fai collezione. ti fa paura il secondo. non lui, lui è già scritto, con la penna sei già altrove. ti domandi perché, uno sbaglio ci sta, due in fila non hanno logica. un editor giovane, ti eri scordato i capitoli, li mette lui, lo fa alla perfezione. poi ti chiama, consiglia, suggerisce, si sente che gli piace il testo, ti senti lusingato ma responsabile, anche solo verso di lui. stai correggendo le bozze, non ti piace rileggerti, cerchi sbagli e sbadigli, hai voglia di uscire a fumare. reggi, sono le ultime virgole che metti in questo testo, le ultime parole. poi farà come l’altro, prenderà la sua strada, lontano da te. come il primo. come si chiamava?

quando fuori la merda si alza, dentro parte una musica.

se ciascuno di noi fosse più buono di un millimetro il mondo sarebbe più bello di chilometri.

E viene da pensare che tutte le tinte terrene, ogni ornamento delicato o solenne, le sfumature soavi dei cieli e dei boschi al tramonto, fino ai velluti aurei delle farfalle e alle guance di farfalla delle ragazze, non sono che subdoli inganni, qualità appiccicate dal di fuori.
Hermann Melville, Moby Dick.

ciascuno di noi, fin da bambino, è come una matrioska che continua a crescere con nuovi gusci sempre più grandi, ma sai che dentro l’ultimo, il più esterno, quello che vedi è solo il contenitore di un’infinità di altre matrioske più piccole, che sono ancora lì dentro, pronte ad uscire, a farsi vedere a seconda dell’occasione. a te piacciono le persone che ci vedi dentro.

stasera, rai tre, baricco, steinbeck. bastanti.