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in certi momenti della vita piacere e dispiacere si toccano. in presenza di forti dosi del secondo il primo si manifesta inaspettato. ma non è una stonatura, sembra quasi un contrappunto.

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la nostalgia è una scatolina nascosta, ogni tanto la prendi, la apri e annusi quello che ti sembra il ricordo della felicità. poi la chiudi, sorridi e la rimetti lì.

Per me i libri sono lettere a nessuno, non so a chi le ho scritte, a chi le spedisco, so che stanno al fermo posta di una libreria e qualcuno passa di lì, cerca proprio quella casella in mezzo agli scaffali, sceglie nella posta la lettera che è stata scritta per lui, e comincia a leggere. Questo è quello che io cerco almeno nei libri quando li apro, il pezzetto che è stato scritto per me. Uno scarto, un brusco scarto di intelligenza e sensibilità che mi spiega qualcosa di me. Cosa che suppongo possedevo già sotto la pelle, ma che non sapevo dire.

Erri De Luca

scrivere per scrivere. impellenza necessaria che si esaurisce quando il nero raggiunge il bianco. non si scrive per averlo fatto ma per continuare a farlo. esser letti è piacevole, confortante, a volte anche rassicurante ma incidentale. il vero padrone non è il lettore, è la parola.

insieme non c’è pena che non valga la pena.

a volte ti accorgi d’esser stato costruito in gran parte dal dolore, se provi a toglierlo di te rimane ben poco. allora te lo tieni stretto, come una cosa preziosa (leggendo lei).

Invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte.
Invincibile è chi da nessuna disfatta, da nessuna batosta si fa togliere la spinta a battersi di nuovo.

Erri De Luca

non sai quanto vale quel che hai fin quando non perdi tutto il resto.

asciugare la parola, fino all’essenza, al suono, alla solitudine. sentirne il fiato, il ritmo, l’odore. scrivere è levare, fino al necessario.