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è facile farsi male tra gente che si vuol bene.

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sabato, la principessa esce per i suoi guai, che son tanti. telefoni al tuo amico film-maker. ha lo studio vicino al tuo paese, verso firenze, inserito in delle mura antiche, in un borgo medievale. sta montando robe con after effect, robe complicate. parti in macchina, troppo freddo per lo scooter. attraversi una frazione, quattro case e dieci capannoni lungo la statale. vedi una fabbrichetta e ti ricordi. avevi dodici anni, rimandato a tre materie, tuo padre incazzato che telefona al suo amico, da domani lavori nel piastrellificio. riempivi le scatole, preparavi i pallet, cinque tonnellate al giorno di mattonelle che ti fecero sparire le impronte digitali. sorridi, accendi una sigaretta, l’aria della mattina ti sveglia. il tuo amico ha dormito in studio, sta facendo una vita da matti, guadagna bene e vive male. lo guardi, è nervoso, iperattivo, concentrato e distratto insieme, un multitasking che va molto di moda oggi. ha vent’anni meno di te, se lo può ancora permettere. poi però te lo dice, gli manca una donna da stringere. difficile aver relazioni vivendo così. scelte, cerchi di raccontare come puoi, ma sai che non ci riesci. chiama la principessa, manca il pane. lo saluti, il film è quasi finito, sta facendo il rendering. ti ha mandato ora il link, lo stai guardando. è davvero ben fatto. un giorno di tanto tempo fa facesti una campagna pubblicitaria per una maga, si parlava d’amore lavoro e salute. due su tre va già bene.

un buon segno della tua esistenza in vita è quando ci rimani male.

la differenza tra un mazzo di carte e una donna sta nella quantità di due di picche. nel primo caso uno, nel secondo infiniti.

uno sbaglio fatto una volta è da dimenticare, due volte è un ricordo che torna piacevole.

non hai scritto più nulla dal ventisei luglio. così, per la cronaca.

la cartina tornasole dei sentimenti è la parola. se ci parli quando c’è è affetto, se le parli anche quando non c’è è differente.

riesci a dimenticarti di te stesso, figurarsi degli altri.

anche nella tempesta ti diverte vedere come sarà la prossima onda. la curiosità fa male. o forse è solo bisogno di mettersi alla prova. non sai cosa sperare. anche nulla, va bene così.

praticamente niente vacanza, o poche. dieci giorni al mare, giù di lì. non porti più neanche le macchine fotografiche, giusto il telefonino. a parte tuo fratello a fare l’arrosto di ferragosto, solo lei. e il mare. anzi, lei quando stavate al mare. lei da sola, sdraiata, che leggeva sulla spiaggia quasi deserta. panoramiche familiari, una mezza dozzina di scatti da guardare su un display da quattro pollici. ricordi minimi, fatteli bastare, l’inverno sarà lungo. lei e il mare, in fondo non chiedi altro.