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Monthly Archives: dicembre 2011

stai partendo. cosa lasci? un sacco di cose belle, un sacco di sbagli. cosa speri di trovare al ritorno? le solite cose, con meno sbagli. almeno uno, in meno. perché quest’anno ne hai fatti una marea.

visto questo, speriamo nel prossimo. buon duemiladodici.

sacrosanto quel detto (versione soft). alla gente è più facile metterglielo nel sedere che in testa.

parola d’ordine di oggi, fare cartella. quella di domani, levassi di ‘ulo.

certe persone riescono a farsi amare semplicemente essendo sé stesse. o a farsi odiare, alla stessa maniera.

mai vista gente più sola di certe coppie.

sì, ammettilo, hai un cervello complicato. qualcuno un tempo ti fece anche dei complimenti in proposito. non si rendono conto che una mente complessa (contorta?) è come avere delle grosse tette. tutti te l’ammirano ma nessuno sa come sia scomodo andarci in giro. se poi, con l’età, qualcosa cede un po’, meglio non parlarne.

il miglior modo per iniziare il venticinque è farlo tardi. ti sei alzato alle dieci, eri già solo a casa. colazione frugale, un bagno caldo, una vestizione veloce e via, al cimitero. ci sei stato un po’, a guardare e pensare. prima tua madre, in quelli che in toscana chiamano forni. parola odiosa, che tuo padre ha ingentilito con fregi robbiani molto stilizzati, assolutamente bianchi, come il marmo della tomba. niente foto, lo decise lui per sua moglie, tu all’inizio non apprezzasti, ma tacesti. le hai chiesto scusa, di certe cose che sai tu e sa lei. poi tuo padre. lui è sepolto sotto una lapide di marmo nero, solo un nome e un mestiere incisi, quel che serve sapere è tutto lì. l’hai voluta tu così, niente che si sollevasse da terra, un grande basamento su cui poggiare buoni pensieri. gli hai chiesto scusa, di cose che sai tu e sa lui. dietro di lui sua nipote, tua cugina, quarantuno anni. anche quella tomba l’ha disegnata lui. una cornice in pietra serena col nome inciso su un lato, a circondare un piccolo prato verde, da una parte una croce in lastre d’acciaio, cava. anche quella tomba, nessuna immagine. le uniche tre tombe senza foto di tutto il cimitero. un’iconoclastia di famiglia, forse, alla quale non avevi fatto caso. poi, verso mezzogiorno sei venuto via. e lì è finito il tuo natale. il resto del giorno non conta, roba da dimenticare. ora sei a casa da solo. va bene così.

buon natale,

questa notte si chiama keith jarrett, the koln concert.