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Monthly Archives: febbraio 2012

e poi ci sono i ricordi. di quando ti ci portavano da piccino. a vedere i quadri. alla galleria santa croce di firenze, appunto. un posto coi soffitti alti, o almeno lo ricordi così perché avevi una prospettiva molto bassa allora. e poi gli odori. dei colori a olio, del diluente, della trementina. robe forti per il naso di un bambino. e il fumo. i pittori si trovavano lì e parlavano, bevevano caffé o anice o punt e mes o robe simili e fumavano. pipa, sigari, sigarette. quelli ricchi le marlboro, i poveri le nazionali senza filtro. tuo padre era a metà strada, le esportazione pacchetto verde. e parlavano di questo e di quello, di quella mostra a parigi e di quell’altra a roma, dell’altro che era proprio bravo ma non lo comprava nessuno oppure del tizio che faceva i quadri in serie con lo spolvero e aveva fatto i quattrini ma come pittore non valeva niente. e tu passavi il tempo su una seggiola a guardarti intorno, quelle pareti piene di oli e acquerelli e carboncini e litogrrafie e xilografie e paesaggi e nature morte e astrattismo e intanto respiravi quell’aria povera di riscaldamento dove fumavi anche te per il freddo perché c’era solo una stufina elettrica con tre tubetti dalla luce arancione per quella stanzona enorme coi soffitti alti dove il calore saliva e il fumo rimaneva giù. e ti stringevi nel cappotto, le mani in tasca e la sciarpa sul naso, e sentivi parlare di cose che non capivi, e vedevi tutti quei quadri che non capivi, e pensavi che cazzo di infanzia che mi tocca crescere in un posto dove non ci capisco nulla. poi sei cresciuto e quel posto forse  è ancora lì, a santa croce. e un po’ anche dentro di te.

time lapse. è una roba semplice a farsi e complicata a dirsi. si tratta di fare foto, o scatti singoli, a intervalli regolari, e montarle in video. viene fuori una cosa strana, dove le cose non sono più come le vedi davvero. cambia il tempo, non solo come codice, ma come percezione. sei stato in quel posto mille volte e non solo non l’hai visto così, ma non lo hai percepito, non ne hai colto l’essenza. l’accelerazione, la luce che cambia, la forza che acquista l’immagine quando il tempo si concentra, si liofilizza, perde quel valore che gli diamo noi per prenderne altri che non sapevamo. le cose, la gente, la prospettiva. il tempo differente amplifica la sensibilità, esalta la percezione, trasforma la realtà. così una piazza e un mercato dove sei passato mille volte diventano un’altra cosa. una magia.

ci son barche che non partono più. bisogna essere in due per portarle.

oggi ventinove, giorno bisesto di quest’anno modesto, fai cinquantacinque anni. perché i secoli non contano, quelli fanno parte dell’eternità. auguri.

serata differente. quattro donne che giocano a burraco, tu al camino che fumi e le guardi. son differenti, bionde e more, dai ventidue ai cinquanta, chi dura chi morbida, chi matta chi sana. le conosci tutte molto bene, una l’hai sposata, un’altra l’hai vista nascere. segui e stai attento, osservi il gesto, il modo, la posa. le parole no, son robe tra loro, sarebbe in più. bastano gli occhi le risate e quel modo d’intendersi che le fa donne tra loro. stai in silenzio, lontano, mimetico. le femmine senza i maschi intorno son differenti. sembrano quasi più belle.

pomeriggio solitario, a riguardare certe cose. guardi fuori, è già buio, non te ne sei accorto. telefonata, è occhi di ghiaccio. stasera carte, cucina il calabrese matto. urge nascondere il fegato da qualche parte. insieme ad altri organi inutili.

ti scontri spesso col pragmatismo femminile. questo serve a te, a tenere i piedi in terra, e anche alla femmina dirimpetto, che si diverte a sentirti sparare cazzate. più o meno.

la primavera è una cosa che prima senti fuori e poi ti scoppia dentro. roba da poeti, o da animali.

la qualità della vita dipende molto dal suono che fanno i pensieri. se suonano bene, se stonano son cazzi.

ci pensavi ieri sera, a letto. sarà stata mezzanotte o poco più. sei così poco abituato ad avere ragione che quando ti succede ci rimani ancora male. poi sei crollato.