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Monthly Archives: aprile 2012

oggi è stato un buon giorno. non poteva essere altrimenti, era san jazz. auguri.

siamo fatti di persone, e quando ci sentiamo vuoti ne cerchiamo per riempirci dentro. ne abbiamo bisogno. poi a volte no. ci si basta.

meccanica della memoria. non ci capisci niente, non sai come funziona e la lasci andare per conto suo. solo dopo ti accorgi di certe cose. la tua testa è una stanza ingombra di cose ammucchiate in maniera caotica. poi capita che peschi una roba. la guardi e ricordi. il sabato in versilia ha fatto affiorare i tuoi primordi, una nonna bella e austera che ti amava e menava nello stesso modo incondizionato. una madre figlia di cotanta nonna, bellissima e severa e amorevole. ma tutte ‘ste cose sono mischiate, foto tirate su dal mucchio indistinto, che poi ricadono e le perdi nel ciarpame polveroso, tra gli spaghetti con le arselle mangiati in albergo e il riposino in camera del dopo pranzo e chissà cosa altro pescherai nei prossimi giorni. erano gli albori di una vita abitata da gente che non c’é più e cominciata in posti che non sono più gli stessi. in fondo, per aver dei ricordi da ricordare bisogna farne di nuovi ogni tanto.

ci sono mille modi piccini e stupidi per star bene insieme ad una persona, se li conosci e non ti vergogni ad usarli sei già in vantaggio sulla vita.

tua nonna al mare diventava nera come un carbone e vestiva di bianco. scrivilo prima di dimenticartene.

aver ragione é profondamente noioso. chi ha torto si diverte di più.

perché tu non consideri. e basta.

domenica a dantedieci, taglio erba sotto la pioggia, goccioli di sudore e d’acqua piovana. erba lunga e bagnata, dovevi tagliarla ieri che c’era il sole. eri in versilia, a visitare il tuo primo mare. il tuo terzo mese di vita lo hai passato lì, e anche gli anni successivi, poi elba, giglio per finire a cecina quando compraste la casa. non hai molti ricordi, tua nonna, tuo zio che vi scarrozzava sul duetto bianco dell’alfa con la capote abbassata. ieri sera prima della cena sul mare aperitivo al caffè roma, in piazza del forte. non è il più trendy e stylist del posto ma ti piaceva pensare che lì si trovavano ardengo soffici eugenio montale e tanti altri a parlare e bere pernod. tu hai bevuto un americano, circondato da ricchi milanesi vecchi e molte belle donne di poca classe. poi ti é venuto in mente quando con tua madre arrivavate sul mare la mattina e il bagnino nell’acqua faceva le arselle col grande rastrello di rete. ti sei guardato intorno. ti sei sentito vecchio. e ubriaco. ora sei in giardino, fumi guardi piovere e sorridi. bei ricordi.

cinquale, e ho detto tutto.

un uomo che barcolla prima o poi cade, questo è sicuro. una donna che barcolla si regge, ondeggia, inciampa, arranca ma rimane in piedi. il forse in bocca a una femmina suona bene, in bocca a un maschio o suona falso o non suona affatto. questione di stile.