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Monthly Archives: giugno 2013

margherita bn

dimmi come sono le stelle viste da vicino.

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ogni tanto è venerdì.

l’anno scorso nacque una bambina. il tuo amico era contento, la sua donna felice. visse un mese, cardiopatia congenita. a firenze c’è un posto, il meyer, dove stanno i bambini gravemente malati. a volte guariscono, altre no. i fiorentini lo chiamano l’ospedalino meyer, un vezzeggiativo per dire che, come ai bambini, tutti gli vogliono bene. e in fondo è figlio dello spedale degli innocenti, un posto che assisteva, curava e cresceva gli orfani e i trovatelli della città fin dal quattrocento. i fiorentini hanno sempre amato i bambini, così come hanno sempre odiato i pisani. oggi c’è bisogno di ben altro, cure sofisticate, macchinari complicati e costosi, tanta ricerca e professionalità altissime. che a volte non bastano, come l’anno scorso con la bambina del tuo amico. allora può succedere che una bambina vissuta solo un mese aiuti molti suoi coetanei. basta che i suoi genitori la ricordino aprendo un conto, e facendo una cena per finanziare la ricerca su certe malattie del cuore che colpiscono i bambini. e così, una vita troppo corta regala giorni e mesi e anni ad altre vite, che poi diventano grandi. un po’ come è successo a te che, dopo esser nato in piazza santissima annunziata ti portarono all’ospedalino meyer nell’antica sede di via luca giordano, dove ci hai passato la tua prima settimana. quel chilometro e mezzo ti salvò la vita, cinquantasei anni fa. non ti piacciono le serate di gala, le cene nelle ville, tutti vestiti bene a mangiare in grandi sale imbandite a festa, ma ieri sera eri contento, perché ventiseimila euro forse non sono tanti, ma pagano una brava ricercatrice per un anno, una con molte idee in testa e molta voglia di metterle in pratica. sperando che i bambini non muoiano più. mai più.

oggi sei stato due ore insieme a un amico che avevi perso. e ci sei stato bene. senza un perché. ci stai pensando. quasi tutto nella vita non ha un perché. eppure esiste. e ci sta bene.

oggi hai pensato tutto il giorno al tuo amico che non c’è più. senza un perché. come se ci fossi stato sempre insieme. e sei stato bene. senza un perché.

perché c’è donna e donna.

la memoria è una roba precisa, fatta di date e nomi, fatti e sensazioni. la nostalgia invece no, è come una musica senza tempo.

dubbi. comandano loro, e quando mancano loro comanda la pelle, e te non puoi farci nulla. come col tuo vecchio amico, che si fa vivo dopo trent’anni di assenza ingiustificata. eravate una cosa sola, tu, lui, quello con cui facesti casa bensa e rispettive. un sestetto inattaccabile, sempre insieme, tutte le sere, tutti i fine settimana, tutte le vacanze, sempre. poi si sposarono, lui assunto come dirigente in una grande azienda. e sparirono. rimaneste in quattro, senza un perché. trent’anni di domande, di dispiacere, trent’anni di assenza, di pianti anche, specie le donne, ma anche voi maschi. pur abitando a pochi chilometri gli uni dagli altri. poi, dopo una vita, due figlie grandi, rivedersi giusto ai funerali, ti telefona. cambio lavoro, apro un ufficio in paese, se sai suggeriscimi dove, appena posso vediamoci. e tu gli dici sì, e in pratica gli trovi l’ufficio. una telefonata, anzi due, e non sai più che fare, che pensare. ne parlate, voi quattro, di questa novità, e si riaprono ferite vecchie, e vecchie domande tornano a galla, con la principessa perplessa che ti domanda perché gli hai detto sì, nonostante il dispiacere, la mancanza, l’assenza. perché, nonostante tutto, tu hai fatto finta di nulla. ci hai pensato, e ti sei rivisto. no, non hai fatto finta. e ti è venuta una risposta non pensata, non voluta, non calcolata. perché gli voglio ancora bene.

un settennato vale l’altro.

venerdì terremoto, sabato cambio armadi e cena paesana, domenica taglio erba e serata amichevole in collina, lunedì tuoni fulmini e temporale, con contorno di infiltrazioni in soggiorno. perché noi non ci si fa mancare nulla.