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Monthly Archives: agosto 2013

in certi momenti della storia, in certi posti del mondo, guerra è una parola sbagliata, pace una parola impossibile. ecco perché c’è bisogno di inventare parole nuove, pensieri differenti.

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piglia una persona e insegnale fin da piccola a non fidarsi dell’altro sesso (facendo bene). poi, quando cresce, insegnale a pitturarsi, prima la faccia, bocca, occhi, guance, poi, quando è grande, anche i capelli. per apparire diversa da quel che è veramente. ecco, a questo serve innamorarsi. a fidarsi nonostante tutto.

come va a finire. saperlo prima. ogni tanto ci si pensa.

ti piace la fine di agosto. ti piace il sole morbido che gira basso in cielo e non fa male, il caldo buono che ti fa sudare ma non grondi, che respiri l’aria calda e non brucia dentro. ti piacciono anche i primi temporali, con le nuvole che arrivano dal mare e i fulmini che scuotono il mondo intorno e illuminano la notte d’azzurro. ti piace l’odore della terra secca che si beve le prime goccie di pioggia regalando profumi antichi che ti svegliano. ti piace sentire i gruccioni che fischiano in aria, prima di partire per l’africa, e vederli saltellare in volo, colorati ed eccitati dalla trasferta, extracomunitari naturali da millenni. ti piace il giorno non ancora corto ma che finisce prima, col fresco del riposo e dei sorrisi e la notte lunga fatta di pensieri prima e sogni poi. ti piace la mattina silenziosa, fatta di gente ancora al mare e strade vuote. ti piace anche pensare ai progetti, ai propositi, agli impegni, anche se son sempre più difficili da mantenere. ti piace ricordarti le fini d’agosto di tanti anni fa, quando tornavi dalle ferie e andavi a trovare i tuoi a marina. un bacio, due chiacchiere, una sigaretta sotto l’ombrellone, una frittura a “la pineta”. l’ultimo tuffo nel tuo mare, più opaco e brutto di quelli che avevi visitato, prima di ricominciare a lavorare. oggi c’è rimasto il mare, sempre opaco e brutto, almeno d’estate, e il tuo amico che non fa più fritture ed è diventato famoso. e i gruccioni, e i temporali, e tutto questo tempo a cui pensare, un po’ con nostalgia, un po’ con speranza. un tempo che finisce, un tempo che ricomincia.

i nostri politici ci stanno facendo un sacco di regali. peccato che li paghino con la nostra carta di credito.

la tua memoria sia la mia stanza.

edmond jabès

quando pensi di aver toccato il fondo, trovi sempre un altro scalino da scendere.

si ricomincia con i martedì pomeriggio pisani. piazza dei miracoli coi giapponesi, naso all’insù e passettini tipo fagiano, col vento di mare che addolcisce l’aria. erba morbida e pietre bianche di sole, piantine nate dall’acqua di ieri e marmi vecchi di secoli, nati dal sudore di mille anni fa. e te, nè giovane nè vecchio, che aspetti. speriamo bene.

ci si illude che lasciando che le cose facciano il loro corso, queste col tempo vadano a posto. a volte succede, altre no.

quasi diecimila chilometri, dodici ore di volo, e poi autobus e treni e automobili. e altrettanti per tornare, tutto per amore. andare in sud america da solo a trovare una ragazza, la tua. bel viaggio, a vent’anni lo fai, o almeno lo puoi fare, ma devi essere un po’ matto, e tu lo sei. in fondo, io e te siamo parenti. bentornato nipote.