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Monthly Archives: ottobre 2013

col passare degli anni anche certe figure di merda si ricordano volentieri. non tutte.

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tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo? di scegliere una cosa, una cosa sola e di essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto, che diventi tutto proprio perché è la tua fedeltà che la fa diventare infinita, saresti capace?

federico fellini, otto e mezzo, mille novecento sessantatré.

ieri lavoravi su certe grafiche un po’ complicate. i giorni finiscono prima, il sole basso verso il mare accendeva i colori di dantedieci, tu li sbirciavi invidioso di quelle due tortore sul cipresso. ti eri incartato sulla trasparenza di un logo, quando skype emette un suonino tenue. leggi. una frasetta corta, scritta di getto da una donna col mal di testa da giorni, per la quale eri un po’ preoccupato e che forse stava un po’ meglio. una delle sue, breve, poche parole, ma dirette, assolute, fresche, appena pensate. e belle da morire. hai guardato fuori. certi tramonti sono davvero commoventi.

Call_gda_os

il mondo ha bisogno di loro, noi abbiamo bisogno di loro, perché tutti abbiamo bisogno del mondo. per favore.

c’è crisi, anche nei blog. si scrive meno, anche te, e si legge meno. poche visite, almeno qui, e non ti dispiace poi più di tanto. quel che spiace è questa mogiezza (o mogitudine?) diffusa, questo retrogusto triste, questo sapore amaro che si sente dappertutto. siamo un popolo in crisi. eppure basterebbe prendere esempio da certa gente che ci viene a trovare. scendono dai barconi spossati, disidratati, sfiniti, ma appena toccano terra sorridono, alzano il braccio e con le dita fanno il segno della vittoria. come sir winston churchill, anche loro hanno vinto la loro battaglia e, nonostante i pronostici avversi, vogliono vincere la guerra, e se lo dicono. dovremmo farlo anche noi. essere vivi, aver voglia di fare, di cambiare, di migliorare, è già un segno di vittoria. e vorresti che quei pochi che leggono questo lo facessero, come te che lo scrivi, sorridendo. magari con più denti.

Ferry leaving Newhaven harbour in storm, East Sussex, England

ci spaventano le tempeste, eppure son quelle che puliscono il mare.

il web mediamente ti piace, ma non insegna l’attenzione, suggerisce scorciatoie, ti vende qualcosa che non vuoi a basso costo, un cacciavite, un’amicizia, una soluzione, purché tu compri tutto veloce. invece poi c’è un parametro fondamentale che fa la differenza tra una cosa ben fatta e una cosa fatta male. il tempo che ci metti a farla. e tu ami l’artigianato.

stai aprendo bottega nuova, sui vari social network. vimeo, youtube, facebook, twitter, tumblr. lo fai per lavoro, ma la rete è una puttana che ti invita, ti suggerisce, ti stuzzica. tu al momento resisti, rifiuti, ti ingarbugli, ti intorti, ti incazzi. per fortuna il tempo ti ride, c’è il sole, fa caldo, guardi fuori e ti vengono pensieri a maniche corte, e al diavolo i cazzi degli altri.

Lou Reed

giorno pieno di sole e cose da fare, giorno senza il tempo per pensare, ma siccome lui per tanti anni ti ha regalato minuti e ore e giorni di felicità, con quella voce sottotono che stava così bene con il rock, oggi, prima di qualsiasi cosa vuoi pensarci un momento. come ad un amico. ciao.

sono troppo vecchio per fare le cose a metà.
lou reed