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Monthly Archives: dicembre 2013

giornate intense, piene di cose da fare e fatte, di gente da vedere e vista, di cose complicate che diventano semplici e viceversa, ma di più la prima. intorno a te tutti che pensano al natale e si fanno gli auguri e poi li fanno anche a te e a volte rispondi per educazione ma poi alcuni ti vengono anche sinceri. solo che poi te di queste feste te ne scordi, fino al prossimo amico che lasciandoti ti dice buon natale.

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tra l’insofferenza e l’indifferenza c’e spesso una correlazione. la seconda è l’anestetico della prima.

jannis kounellis1989di claudio abate

perché uno deve andare avanti, sperando che qualcuno lo segua. e se non succede, pace.

ogni tanto ci si dovrebbe fermare un attimo e guardarci intorno. così, per curiosità oppure per semplice bisogno. un minuto ogni due ore, per contratto.

quasi natale. quasi. quest’anno sarà differente, dopo tanti anni lo passerai con tuo fratello, tua cognata, i nipoti giganti. insieme ad altra gente, compresa la ragazza del maggiore, ma con loro. non lo sai che effetto ti farà, è una cosa complicata. sarai contento per la presenza di chi ti è mancato e dispiaciuto per l’assenza di chi continuerà a mancarti. da bambini il natale è una roba magica, ma forse da una certa età in poi il natale è così. un appello senza giustificazioni.

è una regola, le nuove idee attirano nuove idee.

pisa forse non vale una messa, ma vale un viaggio. anche ogni due settimane, e non per motivi piacevoli.

se non trovi un buon motivo per continuare una cosa interrompila. se poi il motivo è solo tuo puoi continuarla ma devi accettarne i rischi. qualsiasi cosa, se condivisa, aumenta le responsabilità ma al contempo le distribuisce. a te questa forma di alleggerimento della vita risulta un po’ ostica. escludendo lei.

bello il tempo che passi e vorresti non finisse mai, e quello passato che ricordi volentieri. brutto se a ricordarlo imbarazza la memoria, e quello dimenticato, inutile, che non piglia posto.

giorno strano questo, martedì diciassette pieno di sorprese, così stamani vai a far riprese a piazzale michelangelo con un amico esperto che ti dice e ti racconta e ti fa compagnia con quella loquacità delle persone semplici, fatta di poche frasi, quelle che servono, costruite con economia, come se le parole costassero. anche te hai speso poco, il bastante a comunicare l’essenza, che poi quel che volevi era lì davanti e la telecamera rubava quel sole d’inverno che scalda le cose e ghiaccia l’aria e tutto sembra far luce come attraverso un cristallo. in fondo c’era poco da dire, bastava osservare quel posto carico d’arte e di storia e d’armonia, in silenzio, inquadrare e girare. ora sei a casa, da solo, a controllare le riprese. quelle sì, quelle parlano.