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Monthly Archives: febbraio 2014

e dopo un giorno di freddo di pioggia di computer di moccoli di funerali di pasti saltati e caffè presi di fretta, uno chiude gli occhi e recita lentamente sottovoce una vecchia frasetta, un po’ lontana. playa de este, la habana, cuba. li riapre e sente che sta sorridendo. come un cretino.

è venerdì e hai mille cose da fare, rimaste indietro da questa settimana zoppa, malaticcia, virale, che vi ha visti a letto prima te poi la principessa. mille cose da fare e tu le fai a capo basso, pensando a quel che viene dopo e muovendoti random, secondo urgenze tutte tue. mille cose da fare più una, il funerale della madre di un tuo amico. una delle ultime madri, donne di guerra e d’amore, dalla quale da ragazzo prendevi vecchie storie e panini con la mortadella. poi tornerai a dantedieci, alle tue mille cose da fare, e continuerai a farle. di venerdì piove quasi sempre.

i vecchi temono la morte, più dei giovani, ma lo danno meno a vedere. forse ci stanno solo prendendo confidenza.

la sensibilità è una distrazione che non puoi permetterti. serve d’esser concentrati, stare sul pezzo, andare avanti. c’è comunque un vantaggio nel dimenticare. essere dimenticati.

ciao paco.

a vent’anni quando avevi la febbre a quarantuno fumavi e giocavi a carte. a cinquantasette basta un corpo sciolto.

ore, giorni, pezzi di vita passati davanti ad un computer, ventisette pollici di luce, immagini, secondi, frames, colori, definizioni, calcoli. in fondo, una certa idea di bellezza molto difficile da capire, trovare, raccontare. semplice da guardare.

cominciare una cosa è facile. continuarla è già difficile. finirla, impossibile. finiamo noi, prima.

belli i giorni così, rubati alla tristezza.

tu non sai quante volte mi hai fatto felice. migliaia. grazie.