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Monthly Archives: marzo 2014

le cose vecchie che non frequenti più da anni ti sembrano nuove. ma sono vecchie.

ieri, a casa di amici, parlavate di storie di ragazzi di oggi e te commentavi un po’ burbero. la tua interlocutrice se ne esce con una frase banale ma lapidaria: i nostri erano altri tempi. in quel soggiorno illuminato dal sole del pomeriggio s’è fatto silenzio, chi giocava a carte ha smesso, tutti l’hanno guardata. è stata un’illuminazione collettiva, una rivelazione. alcuni hanno sorriso, altri meno. poi la conversazione ha preso altre direzioni. stanotte, mentre tornavi a casa, ci pensavi. e pensavi al fatto che ieri mattina c’era una specie di festa dei fiori e col fatto che era molto vicino, sei andato al cimitero del paesino a trovare il tuo amico. c’erano più fiori sulla sua tomba che alla festa. tutta roba di donne hai pensato. noi maschi ogni tanto si ricorda, ci si meraviglia, si tira un moccolo e finisce lì. le femmine no, c’é un rituale, un rapporto, un modo di vivere che va oltre. ma forse le cinquantenni, con quell’architettura gotica, quel modo complicato, quel mare di sensi di colpa che ti obbligano a far così. le giovani son differenti, razionaliste, funzionali, dirette. o forse no, te le femmine non le sai a prescindere dall’età. poi, pensando alle giovani che conosci, ti è venuto in mente che giovedì la figlia della tua interlocutrice parte per l’australia, va a cercar fortuna lontano. sei arrivato a casa e, lavandoti i denti ti sei guardato allo specchio. hai visto il tuo amico, con quel sorriso, la barba corta, curata, i capelli da bravo ragazzo, un po’ brizzolati. ti sei asciugato la faccia, hai chiuso gli occhi e lo hai detto anche a lui: i nostri erano altri tempi, buonanotte amico mio.

vanuatu amico

oggi ti sei svegliato con una domanda: come sarà la primavera a vanuatu?

la giornata è fatta di miti irraggiungibili, esempi concreti e sbagli. nove volte su dieci chi hai davanti è migliore di te. da lui impara come essere. una volta su dieci hai davanti qualcuno peggiore di te. anche da lui c’è da imparare. come non essere. oppure fregarsene e essere come sei. nella media, quasi sotto. tanto oggi è venerdì.

dopo quasi cinquantasette anni sei arrivato ad una conclusione: il tuo cervello vive di vita propria, indipendente da te, salvo farti sentire in colpa quando si spegne. come oggi.

molti dicono, pochi fanno e più nessuno che baci.

uno non sa come vestirsi. era inverno pochi giorni fa e potevi girare in maniche di camicia, poi è arrivata la primavera e fa un freddo cane e piove. e te giri un giorno con la maglia e sudi, l’altro senza e tremi. e guardi intorno e cerchi conforto in posti vecchi, sperando che ti sembrino nuovi, e in facce nuove, sperando che ti ricordino volti vecchi. hai bisogno di meravigliarti, di smettere un po’ di correre e di stare con le mani in tasca. e sentirle vuote, mani e tasche. siamo troppo pieni di valori, di idee, di soluzioni, di dubbi anche. in realtà non ti fa paura niente, sei fatto così. anzi, con i dubbi ci stai anche bene. ti basterebbe sapere come vestirti la mattina.

certi giorni son concentrati, e densi, e agitati, come il sugo di pomodoro che fai te. speriamo siano anche altrettanto buoni.

oggi non è solo lunedì. oggi è il giorno prima del martedì. e certi martedì si aspettano un po’ impazienti.

venerdì di corsa, hai fatto quel che potevi, non hai fatto quel che volevi. come sempre. mentre trasferivi giga su giga guardavi fuori e c’era il sole. sei uscito a telefonare, in giardino il telefonino piglia meglio. eri lì, in poltrona, hai visto sbucare una lucertola da sotto un grosso vaso. si avvicinava a te, guardinga, poi ha raggiunto quel che voleva. una macchia di sole sul marciapiede, vicina ai tuoi piedi. tu parlavi al telefonino e la guardavi, sembrava che ti tenesse d’occhio, mentre si scaldava su quella pietra scura. hai chiuso la telefonata pensando che quella era la prima lucertola che vedevi quest’anno. sei rientrato, strisciando contro il muro per non darle noia. poi sei uscito, hai fatto cose, te ne sei dimenticato. ora sei a casa e ci ripensi. oggi è il primo giorno di primavera e nessuno te lo ha detto. ci ha provato una lucertola, e non l’hai capito.