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Monthly Archives: maggio 2014

igor_mitoraj_ritratto

così, per ricordarsi di aprire gli occhi.

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c’è gente che ce l’ha col mondo. oppure è convinta che il mondo ce l’abbia con lei. in realtà il mondo semplicemente ti ignora. lui va avanti, con o senza di te. e fa bene.

le elezioni son belle, giuste, la cosa più democratica che si sia inventata finora. basterebbe che nessuno poi le vincesse. chiunque dopo si senta maggioranza diventa odioso, almeno per te. sei mentalmente sotto il quorum.

stai lavorando. robe facili, che tengono la testa leggera. così ci entra quel che capita. il vento prima di tutto. quello buono, che rinfresca, che non ti fa sudare, un problema che per chi come te è intorno al quintale si presenta già ai venti gradi. vento e sole, bella coppia che scorrazza tra la gente e porta lontano le parole e i pensieri. qualcosa rimane attaccato sotto a codesti capelli bianchi che dovresti tagliare. il sangue per esempio. che vuol dire esser parenti? per te poco, più che altro preoccupazioni, gente che ti sta addosso solo per le paure che ti procura, pur essendo distante a fare i cazzi suoi. puoi non sentirli per mesi, preoccupandotene tutti i giorni. ma è sangue, roba antica, arcaica, istintiva, difficile da domare. non hai figli, solo nipoti. undici sono tanto sangue, quasi sempre distante, che non conosci, non capisci, neanche l’apprezzi. ma è sangue. allora succede che uno è in belgio a fare sport, europei di canottaggio juniores. torna a roma domenica notte, per qualche ragione che non capisci lui e una ragazzina che si allena sull’arno con lui rimangono a piedi. tuo fratello torna a pisa, altro volo, vai a prenderli te. così ti ritrovi in autostrada a sera tarda, direzione sud, col sole che tramonta a destra dietro nuvole cariche che ogni tanto mandano giù acqua e arcobaleni. gli aeroporti son brutti di notte per chi aspetta, specie se hai pestato un po’ e sei in anticipo mentre l’aereo tarda. guardi la gente, un po’ annoiato. tassisti veri fuori, abusivi dentro, turisti spaesati, vacanzieri stanchi, poi arriva l’aereo da bruxelles. dopo un po’ si vedono arrivare tute azzurre. ragazze e ragazzi belli, femmine toniche e leggere come gazzelle, maschi statuari, altissimi e forti. vedi tuo nipote, il più giovane del gruppo, un cucciolo appena sedicenne che col suo metro e novanta circa non sembra proprio una mascotte. un sorriso, ciao zio. ciao, lei dov’è? si gira, la chiama, si avvicina una ragazza arruffata, anche lei alta e slanciata, che trascina il borsone lentamente. lui è arrivato in finale ma non ha vinto, lei sì. in quel borsone c’è una medaglia d’oro. sono tutti stanchi, appena poche ore fa hanno remato per duemila metri lasciando la vita in ogni colpo, senza contare le batterie del giorno prima. mentre esci da fiumicino telefoni a tua cognata, i due cuccioli sono con te. ormai oggi è finito, sta cominciando domani, ancora tre ore poco più e questi due campioni mocciosi saranno nel loro letto. e tu nel tuo. chilometri e musica, qualche parola ma poche, sulla gara, che vuol dir vincere, e perdere, e trovarsi lassù, in cima al mondo del canottaggio. risposte semplici, dirette, stessa felicità per chi ha vinto e chi ha perso, perché entrambi hanno capito. il resto è luce dei telefonini mentre scrivono ad amici ed amori, e poi sonno, il sonno dei ragazzi. e te che guidi, pensando a tutto questo futuro che ti riempie la macchina, e al passato che ti trascini dietro. pensi a tuo padre che chiamava quel bambino “luna piena” per la sua faccina tonda e sorridente, a tua madre che non ha visto nipoti, come te che non hai visto figli. e ti chiedevi perché poi alla fine ti sentivi un po’ parente anche di quella giovinetta arruffata che dormiva dietro con le gambe per aria, e tanto parente di quel bischerone lungo che russava accanto. domande inutili, tanto per far passare i chilometri. avanzando verso nord nella notte il traffico si diradava, rimanevano i camion che avrebbero scaricato il lunedì mattina. arrivato a firenze hai capito che non c’é una spiegazione logica a tutto questo movimento concentrico di pensieri e azioni che fa sì che certe persone poi si comportino come te. è solo sangue. e oggi ci fai due pensieri così, come quando tira vento.

bello il dolore altrui, quando diventa parola, racconto, verbo che torna vita. bello che lo senti addosso ma non fa male. bello da leggere.

è una vita che voti, è una vita che perdi. trentanove anni in minoranza, senza mai mollare, e neanche dispiacersi più di tanto. hai poche idee, probabilmente sbagliate, e molti dubbi, con i quali ci campi. meglio così.

20140525-225325-82405356.jpg lo diceva una tua cara amica, tu sei l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. lo diceva quasi trent’anni fa. bella strega.

roma, toccata e fuga. il bello di essere zii.

questa europa delle banche a volte riesce ad essere davvero bella.

hazewinkel, belgio, campionati europei juniores. tuo nipote è lì. e te con lui. ecco, dopo una vita antisportiva, oggi almeno sai cos’è il tifo.