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domenica pranzo con gli zii della principessa. ti sei messo in disparte, alla periferia della tavolata, un po’ lontano dal nugolo di sorelle e nipoti. ti hanno raggiunto un paio di cognati, anche loro frastornati dal casino familiare. a un certo punto uno di loro ha accennato ad una torta che faceva tua suocera, con biscotti burro e polvere di cioccolato. l’ha rivista giorni fa, in un agriturismo in maremma, uguale.  diceva che quando l’ha vista s’è ricordato, e s’è commosso. era seduto a tavola davanti a te, e mentre lo raccontava piangeva. un omone di un metro e novanta, con le gote solcate dai rivoli lucidi e gli occhi rossi. si asciugava col dorso delle mani, due badili pieni di calli da contadino, e raccontava i pomeriggi quando quella donna faceva quella bomba calorica e le sue impressioni di ragazzo venuto da lontano in questa famiglia strana. e le lacrime scorrevano, portate via da quel gesto rustico, impacciato. lo guardavi meravigliato. e ora ci ripensi. a te certe cose non riescono. puoi solo raccontarle, non viverle.

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