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Monthly Archives: settembre 2014

chi non conosce la miseria non merita d’esser ricco.

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eravate piccini, e giocavate nei campi dietro casa. perché dietro casa c’erano campi e boschi, ed erano il vostro posto. una mezza dozzina di mocciosi sudati, sporchi d’erba e di terra. pistole giocattolo, archi fatti con le canne, cow boys e indiani. cauboi, si diceva noi. agguati fatti per gioco, senza violenza, guerre finte che non vinceva mai nessuno, vinceva la fantasia dei sei anni, ed era giusto così. se poi uno veniva circondato, bastava si alzasse dal nascondiglio e urlasse la parola magica e il gioco smetteva. quella parola usata con innocenza, urlata nella campagna bruciata dal sole interrompeva la parte bellica, pseudo bellicosa e quei bambini si mettevano le pistoline in tasca, buttavano lance ed archi e correvano tutti insieme a bere acqua dalla prima cannella che trovavano in giro. quella parola era pace. anche quello era un modo di capire.

passi una vita e non capisci una cosa, poi arriva un bambino e te la spiega.

non aver nulla da dire, oppure non aver voglia di dire nulla. alla fine si somigliano, almeno nel risultato.

non c’è una ragione vera per cui le cose vanno bene o vanno male. le cose vanno a prescindere dalla tua volontà, la tua forza non può nulla contro la forza della vita. puoi sentirti forte, combattivo, invincibile, il risultato sarà solo culo, oppure no. sei vivo grazie a milioni di organismi che ti abitano dentro, roba che non conosci ma è lì. ne muore uno, muori anche te, ne arriva uno nuovo e ti mangia vivo. quindi vivere non è un gioco di forza, e neanche di abilità, ma di fortuna. nella salute come nell’amore o nei quattrini. e come in tutti i giochi, una mano buona o una mano di merda capitano a tutti.

manca il tempo giusto. a volte giorni lenti, passati ad aspettare decisioni altrui che non arrivano mai, altri fulminei, rapidi, lame tra ieri e domani, a separare un prima e un dopo, così, nel secondo che decidi. ecco, la differenza tra autonomia e dipendenza, tra soli e insieme, tra te e noi. ti manca il ritmo, la sincronia, il tempo giusto appunto. non sai ballare da solo, figuriamoci con altri.

questo blog non lo legge quasi più nessuno. giusto, visto che non ci scrive quasi più nessuno.

la difficoltà a respirare ti impedisce frasi lunghe. meglio. ora si vede se sei bravo nella sintesi come dicono. o se sei bravo a tacere, come pensi te.

a proposito di mancanze, ti manca il fiato.

l’insieme di mancanze è una valenza.