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strano il cervello, pesca un filo di ricordi e le immagini vengon su come perle d’un vezzo antico. perle sbiadite, tenute in un cassetto troppo tempo, perdono lo smalto, la luce le fa vecchie, manca da troppo il contatto con la pelle che le ravviva. avevi tredici anni, poco più, e andavi a firenze a comprare i dischi. allora ti piaceva sentirti solo in quella che ti sembrava una città. la galleria del disco, nel sottopassaggio della stazione, e ricordi, vicino al duomo. poi andavi verso ponte vecchio, lo traversavi e lì, in via de’ bardi, c’era fulgenzi. era una bottega strana, coloratissima, piena di poster, lampade, oggetti strani e pazzeschi. era il tuo primo contatto con la cultura hippie. ti rimase impresso il manifesto d’una suora che si tirava su la tonaca scoprendo una gamba molto bella. e poi simboli dell’amore, una specie di lampada acquario semovente che faceva un’onda azzurra e una specie di calzino a forma di genitali maschili con un cartellino attaccato: per tenere in caldo il tuo amore. tutta un’iconografia americana e anglosassone che ti meravigliava, ti incuriosiva. le foto di woodstock, i gioielli in plastica colorata, le borse militari ricoperte di spille pacifiste. poi, ogni tanto, uscivi da lì e se davanti, al cinema arlecchino facevano un bel film andavi a vederlo. erano prime visioni, al paese sarebbero arrivate mesi dopo, mezze rotte. a quel tempo le pellicole se le facevano durare. poi tornavi a casa, un bel disco nuovo, o una stronzata colorata di fulgenzi, oppure, ma raramente, un bel film. nel settantacinque ci vedesti dersu uzala di kurosawa, e ne uscisti piangendo. poi tutto cambiò. in via de’ bardi fulgenzi chiuse, e mentre in un fondo piero e ghigo facevano i litfiba, il cinema arlecchino si buttò sul porno, per poi chiudere con l’avvento di internet. dischi ricordi vicino al duomo se lo comprò feltrinelli, trasformandolo in un megastore del nulla, chiuderà nel duemiladodici. oggi al posto di fulgenzi c’è una catena di roba da mangiare, delle tante che aprono, e lui gestisce un ristorante in val di chiana. quasi un contrappasso, quasi. di tutto questo c’è rimasta la galleria del disco, sotto la stazione. quando ci passi ti fermi un attimo, la guardi e ti rivedi ragazzino, tremila lire per un disco e il biglietto di ritorno. nient’altro in tasca, a parte le voglie. e poi attaccate al filo dei ricordi ancora storie di musica e di ragazze e di sogni un po’ scemi, un po’ infantili. ma ora smetti, per oggi hai già sollevato troppa polvere, ti fa male alla bronchite.

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