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mi parlavi del tuo tormento di non poter rendere quella campagna, che ti era tanto familiare, con la semplicità e la grandezza che avresti voluto, che sentivi dentro di te. e, nel parlare di quello e di quell’altro, nel calore che ci mettevi avevo la sensazione che tu continuassi a scrivere la parte più bella del tuo “scoperte e massacri”.

lettera di quinto martini in occasione della morte di ardengo soffici, mille novecento sessantaquattro. parlava dei dintorni di casa tua, e aveva ragione.

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