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avevi tredici anni e ti colpì quel riff di batteria, lento, monotono, ripetitivo, quei pochi accordi di piano, isolati, solitari, soli. e prima del testo capisti la disperazione, il distacco struggente, la verità cattiva. prima il quarantacinque giri, poi l’album, ci finivi la puntina, stavi a guardare quella mela verde che girava sul piatto e ti veniva da piangere, per quella rabbia crescente che sentivi in quel disco e avresti provato solo molti anni dopo. quando viene buio si svegliano i ricordi, non sempre sono buoni.

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