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Monthly Archives: dicembre 2014

un millennio fa. bello ricordarselo.

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e poi uno dice la toscana.

non bastano due tette e un fascio di nervi scoperti per fare una donna. ci vuole ben altro. una donna è una roba molto complicata, molto più di un uomo. è fatta di dolore e piacere, dosati, mischiati e declinati in mille maniere differenti, dove trovare un equilibrio tra te e famiglia, dovere e godimento, attenzione a te stessa e agli altri è un lavoro lungo e difficile. un uomo può crescere random, senza controllo, senza regole, un po’ a cazzo. la donna no, mai. prima la paura, della violenza, della delusione del sesso, della gravidanza. poi altre paure, quella di non essere mai all’altezza prima fra tutte. eppure, nonostante tutto, ci son donne grandi, grandi donne, che vincono tutte le paure con un gesto, un sorriso, una parola buffa. nascondendo che dietro quel gesto, quel sorriso, quella parola c’é un mondo che solo pochi possono cogliere. chi si innamora di un paio di tette o di un attacco di nervi è un cretino, chi lo fa perché dietro ci vede un mondo è un uomo felice. a te è andata bene.

in queste mattine fredde fai come il sole. ti alzi tardi.

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auguri architetto biondo.

a chi passa di qui, auguri.

wordpress ti dice che hai raggiunto i cento followers. tu speri che molti col tempo si siano stancati. se ti raggiungessero sarebbe comunque un linciaggio.

la vita è strana, uno corre e se ne dimentica. si scorda la giovinezza, le scoperte, le meraviglie, quelle cose strane che sembrano giuste e poi cresci e ti accorgi che erano sbagliate, oppure il contrario, che è uguale perché son sempre modi a volte cattivi di dirti che il tempo passa. giusto, il tempo passa, oggi ci sei e domani no. ecco perché bisogna ricordarsene. di tutto quel che si può, perché quello che dimentichi è perso. come quel tuo modo goffo di muoverti, di tentennare davanti al microfono con le gambe inteccherite, di agitare sempre le braccia che a volte sembrava che imitassi il chitarrista, ma non sapevi suonare. la tua voce, strana, roca, poca escursione, tutta sbagliata, che se poi ci mettevi quel tuo modo impastato, sdentato, storpiato di parlare, veniva fuori un suono incomprensibile, a volte un fischio roco sugli acuti, altre un sussurro senza voce, che sembrava non sapessi cantare. eri famoso ma non troppo, altri erano le star, le icone, i miti. eppure mi hai marchiato, da woodstock in poi, ma lo hai fatto con discrezione, sottotono, senza esagerazioni. tu hai fatto la tua vita, io la mia. ti avevo quasi dimenticato da vivo, ti ricorderò da morto. ciao.

a volte le parole sono armi, dicono. ecco perché te ne stai zitto. non sei pacifista, ma provi ad essere pacifico.

fuori la nebbia, lei fa le sue cose, tu le tue, dantedieci suona un vecchio sampler della windamhill records. poi alzi gli occhi, la luce è cambiata. c’è il sole. la senti fischiare. ecco.