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eri un ragazzo, prima vacanza da soli alla maddalena. nello zaino militare un mangianastri philips argentato, pile grosse e pesanti da portarsi dietro, ma la musica era con te. cassette varie, roba tipo van der graaf oppure jethro tull, led zeppelin e genesis, era la tua musica di allora. poi da una tasca spunta un nastro, ci novanta, da una parte rimmel di de gregori, dall’altra il primo disco di pino daniele. non sentiste altro per un mese. sudici di sale, neri di sole, biologicamente affamati (di cibo e di ragazze) ma musicalmente sazi. c’era de andrè, sì, ma rimmel fu la scoperta della parola perfetta per la musica. i testi inglesi non erano importanti, non disturbavano, come uno strumento differente, ma in italiano era noioso, un disturbo. una buona ragione per non ascoltare sanremo, cambiare radio appena passano qualcosa di sospetto, evitare tutte le amiche che cantano, arrivando all’offesa pur di zittirle. poi, oggi, accendendo la radio, c’era della musica con delle parole in italiano, una musica con tante parole, zeppa di parole. e ci stavano bene. e t’é piaciuta, a quarant’anni da rimmel.

Mezzanotte e i passanti si tengono a distanza
Chiara aspetta con le quattro frecce
Sara che aspetta di cadere incendiando il cielo come un meteorite.
E pensa: sei più bella adesso mentre sfiorisci,
sei come i fondali oceanici che resteranno sconosciuti,
di ritorno dai tuoi viaggi di quattro anni.
Pensa: Guarda qui ci sono tutti i miei punti deboli,
guardami mi lascio dietro degli spazi bianchi.
Forse si trattava di accettare la vita come una festa,
come ha visto in certi posti dell’Africa.
Forse si tratta di affrontare quello che verrà
come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà.
Nonostante il flusso costante di gente senza lavoro
di compro oro compro oro
respirando lentamente Chiara celebra la sensazione
della primavera finalmente in arrivo e del suo treno al binario uno.
E pensa: Sara sei ancora più bella la sera quando sei stanchissima,
sei ancora nella mia memoria interna,
sei l’interpretazione dei sogni che non riesco a ricordarmi.
Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra
e di mettersi a ballare fuori dai bar come ha visto in certi posti della Ex-Jugoslavia.
Forse si tratta di fabbricare quello che verrà
con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa.
Ma poi Sara stava pensando ad altri volti di ragazzini morti a Caserta,
ancora all’interpretazione dei sogni, ai rumori di fondo e
alla magia che tutto sia senza senso.
E adesso dal loro osservatorio astronomico su una scala antincendio
Chiara le ha detto che è pulita che ha smesso
non c’è alternativa al futuro.
Rientrano in casa e appena dentro si sentono benissimo i rumori e le voci degli altri appartamenti ma è tutto perfetto, è tutto perfetto.
Forse si trattava di accettare la vita come una festa,
come ha visto in certi posti dell’Africa.
Forse si tratta di affrontare quello che verrà
come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà.
Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra
e di mettersi a ballare fuori dai bar come ha visto in certi posti della Ex-Jugoslavia.
Forse si tratta di fabbricare quello che verrà
con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa.
E padre eterno che sei così reazionario, che dal finestrino atterrando guardi Venezia dall’alto, hai visto il loro non era un amore poi tanto diverso.

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