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bello partir di mattina e farsi cinquanta chilometri di stradine secondarie, fino a san gimignano. poi far riprese, ma con l’orecchio attento alla gente, specie i pensionati seduti a biscondola in piazza a prendere il sole, e a ragionar di calcio e donne. dovevi aspettare che finissero i moccoli per registrare, e ti guardavano sorridere perplessi dietro l’obiettivo. poi finire, far cartella e tornarsene indietro, col sole alto che scaldava campi e vigne, castelli e casolari, boschi e ulivete, in quel mondo di colline infinite che paion quinte d’un teatro dove da millenni si fa il vin bono, si bestemmia e si prega alla stessa maniera, in vernacolo. e ci pensavi, guardando da lontano tutte quelle torri fitte a simboleggiar forza e quattrini in un paesino di provincia. da noi l’ignoranza è democratica, i moccoli li tiravano i ricchi e i poveri, ma col fatto delle torri quelli dei primi arrivavano prima.

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  1. 🙂

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