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ieri sera faceva caldo. è tornata tardi, come sempre, tumefatta, stanca, spossata. avete mangiato, non si riprendeva, le mancava l’aria dopo una giornata in ufficio a far mille cose e più. le hai proposto una girata con lo scooter, ha sorriso senza forze. avete risalito il tuo fiume, allontanandovi dall’arno. la valle era buia, deserta, ma il fresco aumentava, asciugava la pelle, il cervello e anche l’anima. andavi piano, così si poteva anche parlare, nel buio. poi hai preso una strada verso nord, che attraversava le colline che vi separavano da firenze. il silenzio aumentava, e nel silenzio sentivi aumentare anche gli sbadigli, dietro. non volevi arrivare a firenze, quel secchio caldo chiuso da colline dove l’aria è bollente anche di notte, così ad ogni bivio giravi, fino a che non hai trovato un cartello che indicava il tuo paese. hai avuto paura che si fosse addormentata. vuoi che ti leghi? hai sentito una risata, era tutto a posto. poi a casa, in camera, nel fresco dell’aria condizionata. due minuti, dormiva già. a noi basta poco per stare bene.

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