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Monthly Archives: agosto 2015

la toscana è sempre piena di turisti, e parla tutte le lingue del mondo. in particolare, ad agosto sulla costa, parla il russo e il milanese. poi no, almeno lì, torna toscana, come prima.

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libri, articoli, blogs, in questo paese si scrive femmina, per lettrici femmine. poi c’é margaret mazzantini.

Oliver_Sacks

la pazzia è un posto che si frequenta solitamente da soli. quando capita di essere in due, non te lo scordi più.

quando manca l’aria, premere play.

eri piccino, ti portavano al mare. prima al forte dei marmi, poi giglio, elba, infine la casa sul tuo mare. vacanze d’agosto, sempre, tutto il mese. dopo ferragosto il tramonto arrivava prima, la sera faceva fresco. poi, sul mare, vedevi arrivare le prime nuvole. in versilia era subito acqua, troppi monti dietro. altrove no, le prime passavano leggere, senza danni. poi, un giorno, arrivavano compatte, nere. sentivi l’aria sul mare che cambiava, diventava fresca, l’acqua si increspava, scura, arrivavano le onde. il bagnino tirava il patino più in dentro, alzava la bandiera rossa, chiudeva gli ombrelloni. si sentiva il rumore del tuono, lontano, minaccioso, si vedevano i primi lampi che scendevano in mare. vento freddo, brividi, gente che si riparava nel bar, i primi goccioloni sulla sabbia. voi bambini spesso scappavate in mare, era bello fare il bagno mentre piove, meravigliosa sensazione dell’acqua calda. i grandi si incazzavano, vi chiamavano sotto la pergola del bagno, pronti con gli asciugamani. mentre ti strofinavi forte i capelli che gocciolavano mare e pioggia sentivi un grande che diceva la frase perfetta. tutti gli anni la stessa, identica, detta nello stesso modo, nella stessa situazione, una sola recita annuale, inesorabile, senza repliche. è finita l’estate. a te questa frase non è mai piaciuta, anche se la pensi oggi, guardando fuori il temporale. una forma di consapevolezza adulta che fa girare i coglioni.

rowing

cosa sono trentasette centesimi di secondo? niente, un battito di ciglia, mezza mossa di cuore, un passo svelto. ti son mancati trentasette centesimi alla medaglia. non fa nulla. quarto posto va bene lo stesso, se hai diciassette anni. hai tempo di rifarti. ricordati, eri con i migliori del mondo. e poi c’é l’anno prossimo, sarai ancora junior, potrai rifarti. hai voglia di rifarti. appena tornato dal brasile eri di nuovo in barca, in arno, col coach sul barchino a motore ad urlarti dietro consigli e maledizioni. io ero lì, sull’argine alto, a guardarti passare, affonda il remo, solleva il remo. movimenti ritmici, lenti, semplici all’apparenza, ma duri, cattivi, estremamente tecnici, quando li fai ai tuoi livelli. mosse ripetute migliaia, milioni di volte, modulate in mille tattiche, perfezionate ogni volta, ogni secondo, alla ricerca della velocità, della perfezione, del limite del dolore. ero lì, seduto, e ti ammiravo. due notti insonni, due giorni di viaggio, un mese e mezzo lontano da casa ed eri già in barca, pronto per il prossimo obiettivo. sei campione italiano, europeo, ma non basta, desideri il mondo, hai diritto di volerlo. giusto, la vita non ti basta mai, il giorno migliore è domani, poi ne verranno altri ed ancora altri, e medaglie, e sconfitte, fino alla fine, ma pretendere sempre. poi sei sceso dalla barca, coi tuoi compagni, prendendotela sulle spalle coi remi e risalendo l’argine per lavarla e riporla. già, un canottiere non l’aiuta nessuno, un canottiere si aiuta da sé. mi hai riconosciuto, ciao zio, bello vederti. un abbraccio sudato, poi in palestra a far pesi. mentre entravi hai detto vediamoci, dai un bacio alla zia. ci pensavo in scooter, mentre la raggiungevo. la vita è piena di sconfitte, anche per trentasette centesimi di secondo. e di medaglie. io ne ho collezionate molte, delle prime e delle seconde. tra le seconde ce n’è una che brilla parecchio. te.

dopo qualche giorno del tuo mare, ferragosto a lucca, domani a pisa, poi siena per sentire l’odore del palio. solo l’odore. perchè la toscana, come certi sentimenti, va annusata.

ci sono due mondi che si vorrebbe mischiare, far comunicare, rendere promiscui. due mondi assolutamente impermeabili tra loro, che hanno in comune solo una manciata di consonanti e qualche vocale, nient’altro. un giornalista scrive per vivere, uno scrittore vive per scrivere.

  
e poi c’è il mare.