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Monthly Archives: ottobre 2015

allouin, la festa delle zucche. vuote.

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il brutto di essere qualcuno è che non puoi essere chiunque.

il bello di non essere nessuno è che potresti essere qualcuno.

l’oemmeesse è stata chiara, fumare fa venire il cancro, mangiare carne rossa fa venire il cancro, la roba arrostita sulla brace fa venire il cancro, i latticini fanno venire il cancro, il sole fa venire il cancro, il cancro fa venire il cancro. anche vivere è inesorabilmente mortale, ma nessuno se ne lamenta.

abitiamo tutti un mondo finto, artificioso, ciascuno il suo, fabbricato a nostra immagine. come si dice ora, ci facciamo un film, e abbiamo paura ad uscirne. perché fuori c’è la realtà, quella cosa che annienta i nostri valori. la freddezza delle cose intorno, l’ineluttabilità degli accadimenti, il fatto che il mondo non ci considera. eppure dovrebbe essere questa la nostra forza, voler essere attori fuori, non spettatori dentro. andare dove non ci conosce nessuno, senza rete, senza la considerazione rassicurante degli affetti, per provare a noi stessi la vera capacità di essere. oppure andare dove non c’è nessuno, dove si è soli davvero, senza appoggi esterni, il conforto della famiglia, dei sentimenti, dello status sociale. ma queste sono solo parole, fanno parte d’un copione anche loro, del tuo film. perché fuori c’è il silenzio. il tuo.

su nessuna banconota al mondo c’è stampata la faccia di qualcuno che ride. un motivo ci dovrà pur essere.

suburra è un docufilm su roma quando piove.

non capisci le ragazze di oggi. pensandoci bene, hai capito poco anche quelle di ieri, e non hai abbastanza tempo per capire quelle di domani.

tre anni oggi, ma non passa giorno. ciao manno, mi manchi.

100 anni dattiloscritto 1

100 anni dattiloscritto 2

dattiloscritto originale di cien años de soledad, mille novecento sessantasei. fogli di carta velina, quasi trasparente, per poter scrivere più copie con la carta carbone. poi ha scritto altro, poi ha preso il nobel, poi è vissuto felicemente per tanti anni ancora. ma gabriel garcía márquez era già tutto lì, in quella risma di fogli sottili, e non c’era bisogno d’altro, perché lì dentro c’era il principio e la fine della sua letteratura. e ora quei fogli vecchi li guardi, attonito, un mezzo sorriso compiaciuto. perché un po’ di buon sano feticismo non fa mai male. grazie ancora gabo.