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Monthly Archives: novembre 2015

la memoria è una morfina a rilascio lento, che cancella certi ricordi e quando non ci riesce, li decolora, li smussa, li desatura, lasciandone altri, vividi, taglienti. quello che ti frega è la discrezionalità del processo.

crisi economica, surriscaldamento del pianeta, esaurimento delle risorse, guerre, estremisti, attentati, barconi, disperazione. tutto questo dovrebbe preoccupare, svegliare le coscienze, farci reagire. invece no, si continua tutti questa vita vuota, inutile, rincorrendo la finzione di un benessere palliativo. la risposta è semplice, non riusciamo neppure a provare un’emozione vera come la paura. infatti non siamo giustamente impauriti, ma patologicamente paurosi. c’è una bella differenza.

sidney sonnino montespertoli

in toscana ci son posti che li guardi e capisci che lì c’ha abitato la bellezza. poi è passato il tempo, e la guerra, e i geometri, e i ragionieri, gli speculatori, i legislatori, i truffatori, gli impresari edili, gli uffici tecnici dei comuni. ma non ce l’hanno fatta. ti guardi in giro e basta poco, una colonica su una collina, una vigna che perde le foglie, un borgo all’orizzonte e ti par che abiti ancora lì, quella bellezza fatta d’equilibrio, di armonia, di povertà anche, ma rispettosa, dignitosa, quasi austera. poi ci pensi, è tutta roba fatta senza macchinari, con le mani. giusto, le mani non possono far tanti danni, son costrette all’economia, limitate dalla fatica, attente a non esagerare con la proporzione. sì, forse è questo. la bellezza c’è ancora, abita nelle mani di chi le usa.

certo che ti piacciono le donne. anche gli uomini, ma è differente, molto. sempre piaciute, a te, le donne. mai corrisposto, o almeno poco. ma quel poco, è andata proprio bene. amiche speciali, amori grandi, conoscenze creative, più degli uomini. persone misteriose le donne, le guardi e non capisci quale magia abbiano dentro, da dove venga quell’energia, quel loro modo di manifestarsi, di essere donne. a volte basta un gesto, una posa, una mossa, di quelle fatte senza volere, senza accorgersene, distrattamente. ecco, in quel momento preciso sono disarmate, inermi, innocenti. in quel momento sono belle, attraenti, sexy. quello è il momento in cui te ne puoi anche innamorare. poi non succede, ma potrebbe, ed è questo che conta. dice che oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. pare sia uno sport nazionale, in questo paese. anche in altri. ignoranza, tradizione, religione, povertà. tutte scuse. basta guardarla, una donna. in quel momento lì, quand’è disarmata, inerme, innocente. se la guardi in quel momento preciso non puoi che portarle rispetto. e innamorartene, a volte.

 

 

Desideravo sapere come ci si sente ad essere liberi
Desidero poter rompere tutte le catene che mi stringono
Desidero poter dire tutte le cose che dovrei dire
Dirgliele forte, dirgliele chiaramente
Perché il mondo intero possa sentire

Desidero poter condividere
tutto l’amore che c’é nel mio cuore
Rimuovere tutte le sbarre che ci tengono lontani
e desidero tu possa sapere come ci si sente ad essere me
Poi vedrai e sarai d’accordo che ogni uomo dovrebbe essere libero

Desidero poter essere come un uccello nel cielo
Come sarebbe dolce se scoprissi di saper volare
Beh volerei in alto verso il sole e guarderei giù il mare
e canterei perché io so come ci si sente ad essere liberi

Desideravo sapere come ci si sente ad essere liberi
Desidero poter rompere tutte le catene che mi stringono
Desidero poter dire tutte le cose che dovrei dire
Dirgliele forte, dirgliele chiaramente
Perché il mondo intero possa sentire
Dirgliele forte, dirgliele chiaramente
Perché il mondo intero possa sentire
Dirgliele forte, dirgliele chiaramente
Perché il mondo intero possa sentire

Un amore, un sangue,
una vita in cui devi fare quello che devi
Una vita con tutti gli altri
Sorelle, Fratelli

Un amore ma non siamo uguali
Dobbiamo aiutarci l’un l’altro
Uno, uno, uno

Sapevo come sarebbe stato essere liberi
Sapevo come sarebbe stato essere liberi

 

la stufa non va. sei troppo stanco per incazzarti. ora hai bisogno di questo, domani si vedrà.

è tutto il giorno che ci pensi. partire presto, col freddo, perché oggi è bella, allora si fanno le riprese. salire su, quasi montagna ma anche no, per le valli strette, col sonno che morde gli occhi fino all’arrivo in un paesino che se non ci stava puccini forse non c’era più. ti guardi intorno, stretto nel cappotto, e ti viene un pensiero. qui lui ci avrebbe dipinto qualcosa. poi il lavoro, attento, tante cose a cui pensare. cose anche belle, ma di lavoro, senza distrazioni. poi si torna, un panino in un bar mangiato in fretta, che è l’ora di merenda, in quella piana quasi inutile che porta verso le colline di casa, buona giusto per farci vivai e cartiere. ma intanto a levante spunta la luna. tonda, grande, precoce, pomeridiana. è bella, pulita, ti dici che almeno lì tutta ‘sta merda di bombe e quattrini e petrolio e interessi e morti non ci arriva. sì, un bel tono di bianco, con quella texture immutata da qualche miliardo d’anni. poi il pensiero torna lì, se l’avesse vista ci avrebbe fatto un disegno, o una forma, o una grafica o che so io. ora sei a casa, ti hanno ridato la stufa, il mac grosso, ma non hai voglia di lavorare, ci penserai domani. così cazzeggi, guardi le notizie sul macbook. poi accendi feisbuc. e ci trovi lui. è lì che parla, sornione, piacione, furbetto, arguto come era. e ti piglia un malino dentro, ma buono, dolce, caldo. il filmato finisce. ti alzi, fai un sospiro e ti asciughi gli occhi. lassù sui monti di puccini hai preso troppa tramontana.

comincia l’inverno, che sembra quasi attaccato all’estate, che l’altro giorno si poteva quasi fare il bagno e oggi si trema. tipo ieri, che hai accompagnato la principessa ad una specie d’assemblea pubblica. sei arrivato tardi, volutamente, e ti sei perso quasi tutto lo spettacolo. giornalisti che domandano, politici che rispondono, roba che dopo un minuto non distingui più le domande dalle risposte, senti solo un rumore di parole consumate, come sassi sulla risacca, ma molto meno affascinante. un rumore appunto. poi c’è il pranzo di finanziamento alla festa, sotto un tendone pieno di donne infreddolite e uomini che ridono. alla fine rieccoci, i politici a ringraziare, ricevuti da applausi un po’ freddini, tipici della digestione. poi si alza un vecchio, alto, magro, segaligno. piglia il microfono con decisione, e te pensi ecco il classico animale da casa del popolo, la tipica fauna dei circoli, critica, logorroica, politicizzata ma alla vecchia maniera. parte lento, e tu sei lento a capire. parla delle donne partigiane. dice “le nostre donne”. guarda tutti in faccia, e parte il più bel rimprovero che tu abbia mai sentito. sessantamila donne che hanno lottato, rischiato, sparato, che sono state prese, torturate, uccise. si rammentava le case in campagna intorno firenze, lenzuoli bianchi voleva dire via libera, panni colorati o scuri segnalava la presenza di fascisti o nazisti. anche solo quel segnale di panni stesi ne ha salvati tanti, e ha fatto morire chi lo metteva. la prima cosa, queste donne dovevan votare, perché siamo tutti uguali, e la costituente lo doveva riconoscere. donne fantastiche, una per tutti tina anselmi, che sta finendo la vita in maniera ingloriosa. solo per loro bisognerebbe votare, invece di fare gli assenteisti e rimanere a casa. è costata troppe vite questa libertà per non approfittarne, esercitandola e difendendola, proprio ora che ce n’è bisogno. votate, per rispetto a tutte queste donne dovete farlo. ti guardavi intorno, il tendone s’era fatto silenzioso, molti occhi lucidi, alcuni piangevano. il vecchio finisce recitando i versi d’una canzone che usarono entrando a firenze liberata. una canzone per le loro donne. quelle mani secche, tremanti, stringevano il microfono con forza, le nocche bianche dallo sforzo. poi, il tendone è scoppiato, d’applausi e di lacrime. oggi si fa festa grazie a lui, si mangia grazie a lui, si vota grazie a lui. nessun politico o giornalista di oggi potrà mai avere la sua forza. la forza di quelle mani diafane che stringono il microfono come fosse un moschetto, di quelle labbra violacee che sibilano “fascisti” con tutto l’odio di chi li conosce bene, e dicono “libertà” con tutto l’amore di chi l’ha desiderata tanto da sacrificare la vita per lei. è andato a sedersi, guardandosi in giro quasi meravigliato, ha bevuto un po’ d’acqua e ha ripreso a mangiare il suo dolce. anche quest’inverno lo troverà vivo. altro che politici e giornalisti.

certe donne le guardi e ci vedi un mondo dentro. ecco, per loro vale la pena. qualsiasi, pena.

con l’età sono meno le cose a cui tieni, ma a quelle poche ti ci attacchi.

un gesto.