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comincia l’inverno, che sembra quasi attaccato all’estate, che l’altro giorno si poteva quasi fare il bagno e oggi si trema. tipo ieri, che hai accompagnato la principessa ad una specie d’assemblea pubblica. sei arrivato tardi, volutamente, e ti sei perso quasi tutto lo spettacolo. giornalisti che domandano, politici che rispondono, roba che dopo un minuto non distingui più le domande dalle risposte, senti solo un rumore di parole consumate, come sassi sulla risacca, ma molto meno affascinante. un rumore appunto. poi c’è il pranzo di finanziamento alla festa, sotto un tendone pieno di donne infreddolite e uomini che ridono. alla fine rieccoci, i politici a ringraziare, ricevuti da applausi un po’ freddini, tipici della digestione. poi si alza un vecchio, alto, magro, segaligno. piglia il microfono con decisione, e te pensi ecco il classico animale da casa del popolo, la tipica fauna dei circoli, critica, logorroica, politicizzata ma alla vecchia maniera. parte lento, e tu sei lento a capire. parla delle donne partigiane. dice “le nostre donne”. guarda tutti in faccia, e parte il più bel rimprovero che tu abbia mai sentito. sessantamila donne che hanno lottato, rischiato, sparato, che sono state prese, torturate, uccise. si rammentava le case in campagna intorno firenze, lenzuoli bianchi voleva dire via libera, panni colorati o scuri segnalava la presenza di fascisti o nazisti. anche solo quel segnale di panni stesi ne ha salvati tanti, e ha fatto morire chi lo metteva. la prima cosa, queste donne dovevan votare, perché siamo tutti uguali, e la costituente lo doveva riconoscere. donne fantastiche, una per tutti tina anselmi, che sta finendo la vita in maniera ingloriosa. solo per loro bisognerebbe votare, invece di fare gli assenteisti e rimanere a casa. è costata troppe vite questa libertà per non approfittarne, esercitandola e difendendola, proprio ora che ce n’è bisogno. votate, per rispetto a tutte queste donne dovete farlo. ti guardavi intorno, il tendone s’era fatto silenzioso, molti occhi lucidi, alcuni piangevano. il vecchio finisce recitando i versi d’una canzone che usarono entrando a firenze liberata. una canzone per le loro donne. quelle mani secche, tremanti, stringevano il microfono con forza, le nocche bianche dallo sforzo. poi, il tendone è scoppiato, d’applausi e di lacrime. oggi si fa festa grazie a lui, si mangia grazie a lui, si vota grazie a lui. nessun politico o giornalista di oggi potrà mai avere la sua forza. la forza di quelle mani diafane che stringono il microfono come fosse un moschetto, di quelle labbra violacee che sibilano “fascisti” con tutto l’odio di chi li conosce bene, e dicono “libertà” con tutto l’amore di chi l’ha desiderata tanto da sacrificare la vita per lei. è andato a sedersi, guardandosi in giro quasi meravigliato, ha bevuto un po’ d’acqua e ha ripreso a mangiare il suo dolce. anche quest’inverno lo troverà vivo. altro che politici e giornalisti.

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One Comment

  1. Uomo meraviglioso

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