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Monthly Archives: febbraio 2016

ITALY. Milan. Ettore SOTTSASS. 2006.

ITALY. Milan. Ettore SOTTSASS. 2006.

i ricordi sono più belli visti da dietro.

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c’è chi scrive come vede il mondo, altri scrivono come vorrebbero vederlo, tu non hai ancora deciso, per questo non scrivi.

… proprio come i bagni e docce con le piastrelle ingiallite, costruiti ai margini dei binari per il confort veloce di viaggiatori sudati. bravo.

il mondo cambia, e te con lui. di solito peggiora, e te uguale, a volte no, e te speri di andargli dietro. buone notizie, piccoli segnali, fiorellini sotto la pioggia battente che resistono, vanno avanti. così sei te, con la periartrite, il mal di schiena, i pochi denti rimasti che dondolano, il lavoro che non va e tutte le altre cose complicate della vita. poi chiudi gli occhi e pensi a tutti quelli che hai conosciuto. a molti hai voluto bene, altri li hai persi, certi te li porti ancora dentro, altri ne conoscerai, perché la vita non basta mai. li riapri e guardi fuori, in questo strano inverno. il susino selvatico scoppia di fiori, il prato di margherite e viole. piove ancora, ma tornerà il sole. speri di essere ancora qui, a godertelo.

pisa dentro

oggi a pisa piove su un po’ di felicità.

20160224 fi

stanchezza. mille curve mentre stai dietro in macchina, e il paesaggio non ti allieta. firenze andata e ritorno, cento colline una più bella dell’altra, ma chi guida lo fa male, allora non son colline toscane, ma montagne russe. firenze la mattina è un casino. almeno stai chiuso in una casa, in un museo, a lavorare. ma il traffico dei lungarni irrompe, rompe, interrompe i pensieri. passa l’ora di pranzo, avete finito, aspetti fuori. lungarno deserto, silenzio, forse mangiano tutti. attraversi la strada e osservi al di là dell’arno. che poi sarebbe di qua d’arno, come dicono qui. l’occhio si posa sui tetti, spunta la torre d’arnolfo, coi merli ghibellini che contrastano coi guelfi di palazzo vecchio. vecchio, come la storia che racconta, e che non ascolta più nessuno. questa è la tua città, una cartolina mossa, sbiadita, un po’ stanca, da guardare distrattamente, per poi dimenticarsene.

 

ciao umberto.

a volte anche le buone notizie ci trovano impreparati.

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senti ancora le voci. voci nelle orecchie. voci che non sentivi da una vita. almeno non tutte insieme. eppure è successo, dopo più di vent’anni. lui, lei, te e la principessa. un quartetto che s’era perso nei meandri dei figli, delle storie sbagliate, dei fraintendimenti che col tempo accumulano imbarazzo, distanza, lacrime, dolore. persi dopo vent’anni insieme, sempre, tutte le settimane, tutti i giorni. poi, tra maschi, ciao come stai, vuoi un caffè, dai fumiamoci una sigaretta. tra maschi, ché tra femmine mai. così succede che ieri vi siete trovati in quattro, a casa loro al forte, a parlare del più e del meno. come ai vecchi tempi, come se nulla fosse successo, riattaccando il discorso interrotto un secolo fa. mangiare insieme, fare una passeggiata sul molo, prendere qualcosa in un bar, e parlare insieme. insieme, come facevate negli anni novanta, tutte le settimane, tutti i giorni, fin da ragazzi. al ritorno, in autostrada, siete soli in macchina, te e lei. ti è piaciuto? sì. hai sorriso nel buio, anche lei. intanto guidavi, con quelle voci nelle orecchie.

eco tromba

ciao, jazzista della cultura.