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Monthly Archives: aprile 2016

due giorni di mare. dice pioverà. pace, anzi, meglio.

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il primo maggio. se casca di sabato o domenica è la festa del lavoro, sennò è la festa dei lavoratori.

sempre meno visite sul blog. meglio, qui non si gioca per il pubblico. e allora per chi giochi? forse per te stesso, ma non lo sai, sai che la folla ti imbarazza. scrivi uguale, da solo, per uno o per dieci. cento o mille no, ti condizionano. e poi è bellino pensare a qualche decina di persone che ti vengono a trovare, così, tanto per vedere se ci sei ancora. e intanto ci sei, curioso di sapere chi sono quelle poche persone che ci sono ancora. tutti i giorni qualcuno/a ti legge dall’america, e poi uno/a dal brasile, ma a volte salta. un po’ di europei vari, ma non abitudinari, il resto nostrali. già, l’abitudine. ormai è considerata un difetto. mica come questi quattro gatti che ti leggono, o come te, che scrivi una frase, un’idea, un pensiero, massimo due. ma tutti i giorni.

te a scrivere non sei un fondista, e neanche uno scattista. sei un diecimetrista.

la nanda e ernest

poi incappi in una foto. due persone che ami. l’una per come scriveva la vita, l’altra per come viveva lo scrivere. la prima l’hai letta, la seconda l’hai conosciuta. guardi con attenzione. siamo sicuramente a casa di lui, sullo sfondo una serie di lance africane, souvenirs di safari avventurosi. poi guardi le posture. lui rilassato, in poltrona, il guerriero che riposa, lei accanto a lui, forse in ginocchio, o chinata, al massimo su un panchetto. lui assoluto, nel pieno del controllo dello spazio intorno a sé, lei precaria, scomoda forse, ma volontaria, volitiva. poi ci sono gli sguardi. lui guarda in macchina, un minimo di imbarazzo forse, o forse scocciato, ma con tono di sfida, come a voler minacciare il mondo. ci vedi una punta di timidezza, non sai perché. lei no, lei è attenta, si porge, guarda lui, concentrata. intorno non c’é altro, solo lui, lei e la sua voglia di sapere. tutto in questa foto racconta due storie differenti, una fatta di distacco, l’altra di partecipazione. due sguardi che poi alla fine si incrociano, diventano amici. che poi uno te lo potrebbe anche domandare, ma quanta roba ci vedi te in una foto sola? la risposta non c’é, o meglio ce ne sono molte. ami le foto perché guardarle è come leggere, hanno un racconto dentro, e proprio per questo ti incazzi se ne scattano una a te.

non tutti ti stanno simpatici, ma a tutti vuoi bene. tipo i nipoti. ne hai undici, le statistiche valgono, e non solo per loro.

che culo nascere nella libertà e non sapere che farsene.

iStock_000067633921_Smalloggi è la giornata della terra, ci sono molti modi di festeggiarla. chi ci pianta un albero, chi una trivella.

le grandi paure non fanno paura, sono quelle piccole che modificano le scelte, cambiano il comportamento, condizionano la vita. in sostanza ti fregano.