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la nanda e ernest

poi incappi in una foto. due persone che ami. l’una per come scriveva la vita, l’altra per come viveva lo scrivere. la prima l’hai letta, la seconda l’hai conosciuta. guardi con attenzione. siamo sicuramente a casa di lui, sullo sfondo una serie di lance africane, souvenirs di safari avventurosi. poi guardi le posture. lui rilassato, in poltrona, il guerriero che riposa, lei accanto a lui, forse in ginocchio, o chinata, al massimo su un panchetto. lui assoluto, nel pieno del controllo dello spazio intorno a sé, lei precaria, scomoda forse, ma volontaria, volitiva. poi ci sono gli sguardi. lui guarda in macchina, un minimo di imbarazzo forse, o forse scocciato, ma con tono di sfida, come a voler minacciare il mondo. ci vedi una punta di timidezza, non sai perché. lei no, lei è attenta, si porge, guarda lui, concentrata. intorno non c’é altro, solo lui, lei e la sua voglia di sapere. tutto in questa foto racconta due storie differenti, una fatta di distacco, l’altra di partecipazione. due sguardi che poi alla fine si incrociano, diventano amici. che poi uno te lo potrebbe anche domandare, ma quanta roba ci vedi te in una foto sola? la risposta non c’é, o meglio ce ne sono molte. ami le foto perché guardarle è come leggere, hanno un racconto dentro, e proprio per questo ti incazzi se ne scattano una a te.

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