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Monthly Archives: giugno 2016

è tutto un essere social che più social non si può.  un farsi selfies, sorridere al mondo, sullo sfondo locali di moda, drink colorati, piatti esotici, posti di tendenza, città totemiche, personaggi famosi. conta esserci, più che essere. ormai il suicidio non è più necessario, si muore anche così.

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quando eri piccolo si usava i calzoni corti. corti, insomma, appena sopra al ginocchio, con due bottoni sull’esterno del gambule, che dicevano che era la moda all’inglese. e calzini, lunghi d’inverno e corti d’estate, prevalentemente con disegni a losanghe, vagamente scozzesi. anche le maglie avevano motivi simili, tu ne avevi una nera con uno stemma gigante sul petto. e poi i cappelli, d’inverno. ne avevate due uguali, tu e tuo fratello, fatti a spicchi in pelle marrone, col bottoncino in cima e il paraorecchie in lana, rivoltabile all’insù. non sai perché ci pensi, a più di cinquant’anni di distanza. non ti piacciono le foto, preferisci i ricordi. le prime si sciupano, i secondi migliorano.

rileggersi cose vecchie, scritte tanto tempo fa. fa bene al cuore, e male al fegato.

Magritte

È un atto di magia nera trasformare la carne della donna in cielo.

Philippe Daverio

si scrive per vedere i nostri sogni (o i nostri incubi) messi nero su bianco. perché senza sogni non si riuscirebbe ad andare avanti. e anche gli incubi ogni tanto fanno comodo.

fumo-di-londra

oggi la semplicità è una roba complicata.

iniziare è forse il verbo che ti piace di più. sicuramente meglio di finire. infatti, inizi molte cose senza finirne alcuna. in fiorentino si dice principiare. suona bene.

la solitudine è una medicina potente, che guarisce un’infinità di malanni, ma come tale va saputa dosare. tu ti stai beatamente intossicando.

quando sei contento di qualcosa, poi ti vien voglia di provare a migliorarla. di solito la peggiori.