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stai pensando all’altra sera. la tua amica ti segnala all’ufficio stampa dei modaioli, che ti mandano l’invito, tu lo giri alla principessa che risponde entusiasta: ganzo! ecco fatto, ti sei fregato da solo. in fondo è giusto così, mai una seratina mondana, un’uscita estemporanea, fare la moglie dell’orso è uno stato di clausura perenne, se vuoi uno straccio di vita sociale ti tocca lasciarlo a casa. così per una volta abbandoni le ciabatte comode e ti vesti da omino ammodo. partite per firenze, lei che spippola sull’iphone e sorride, tu che ascolti la musica e la guardi. fin qui tutto a posto. dovete arrivare sul lungarno serristori, qualche centinaio di metri prima del crollo famoso, ma senza fare gli odiosi viali pieni di file e semafori. passi dal piazzale michelangelo, e già quei pochi secondi di vista da lassù riempiono il cuore. poi guardi lei, e sai che prova la stessa emozione, estasi. parcheggio improbabile ma riuscito, grazie anche al fatto che tempo fa eri lì per un documentario. in quel punto sull’arno c’é una terrazza con sotto una grande spiaggia sassosa, uno spiazzo dove di solito vedi le garzette. oggi no, ci stanno i ganzetti. in quest’occasione dallo spiazzo parte sull’acqua una struttura galleggiante, fatta da un pontile bianco al quale sono agganciate delle zattere bianche anch’esse che sembrano stanze di tulle, con dentro varie installazioni, più o meno artistiche. a te ne interessa una. vorresti andar lì, guardarla, fotografarla e venir via. cinque minuti, bastanti. invece no, tocca starci. a te dà noia già arrivare all’ingresso, dare il nome ad un’hostess, lei che legge la lista degli invitati, annuisce e vi fa accedere alla passerella. il tutto si svolge sotto lo sguardo morboso di una folla di turisti, curiosi, fan in cerca di più o meno vip, più o meno star, più o meno personaggi insomma. il privilegio ti imbarazza, ecco. appena entrati ti guardi intorno. sembra il bar di guerre stellari. artisti, stilisti, architetti, designer, modelli e modelle, signore agèe, ninfetti e ninfette a volte indistinguibili tra loro sia nell’età che nel genere. tutti rigorosamente vestiti come se il drive in di antonio ricci volesse fare il casting di una nuova serie. e te, che indossavi il solito vestito blu con camicia azzurra e cravatta blu, tipo prima comunione ma taglia cento chili, ti sei sentito inadatto, inadeguato, anche per la semplice mancanza, che so, di un orologio con brillanti, un orecchino, occhiali di strass o una pochette fantasia che uscisse ciondolando con noncuranza dal taschino. poi ci hai pensato. hai quasi sessant’anni, sei rozzo, ostico, provinciale, quel che indossavi era tutto quel che potevi concedere alla moda. ti sei incamminato sulla passerella semovente, cercando un contegno ed un equilibrio, sorridendo alle hostess, ai camerieri, insomma, agli unici che ti salutavano. il resto ti ha ignorato. bene. sei andato nella stanza galleggiante che ti interessava, hai fatto qualche foto, poi ti sei messo ad ammirare davvero, e hai fatto qualche pensiero. pensieri vecchi di cento cinque anni, che tieni per te. poi hai visitato tutto ‘sto sistema galleggiante, scambiandoti con difficoltà, tu corpulento, con questo fiume di umanità mista fra fellini, sorrentino e buñuel con una spruzzata di yodorovsky. fortunatamente sotto scorreva il fiume vero, il tuo, dove da ragazzo pescavi le tinche alla pescaia delle cascine insieme al tuo vecchio amico barbiere. ti sei fermato guardando il fiume verso ponte alle grazie, salutandolo, è morto un mese fa, senza neppure immaginarsi che ci fossero cose così. intanto vi ha raggiunti la tua amica, ti ha presentato ad un sacco di gente, poi ti sei ricordato che qualcuno lo conoscevi. conoscere, per te, parola grossa. conversazioni più o meno simpatiche, alcuni di loro erano davvero intelligenti. anzi no, alcune. intanto la principessa parlava, rideva, scattava foto e le mandava a tutti su whatsapp. hai preso spunto da lei e ti sei eclissato spesso, con la scusa di fare foto in giro. passavano camerieri neri di lungo grembiule vestiti, portatori sani di tartine esotiche e sorrisi plastici. li hai evitati, come hai scansato il bar pieno di gente al limite dell’affondamento, dove barman acrobatici servivano cocktail statici, grandi calici ai quali la gente si aggrappava per darsi un tono. la tua amica continuava a presentarti persone che tu continuavi a dimenticare. forse c’é stato qualche doppione. poi è arrivato il momento, la principessa era stanca, ti ha chiesto di tornare. hai salutato tutti, nessuno per nome, e siete tornati. le hai chiesto se le era piaciuta la serata: una figata! davanti a piazzale michelangelo hai rallentato, guardando a destra. firenze era lì, bella da morire. era lì da prima di te, da prima di pitti uomo, e ci sarebbe stata anche dopo, quando la moda sarebbe passata di moda, e anche te saresti passato. la principessa guardava quello spettacolo di pietre e luci che brillavano nella notte. poi si è girata. estasi. avete mangiato a casa, tardi, latte e corn flakes, ridendo.

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