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due settimane. quindici discese in scooter attraversando boschi e olivete, verso il mare. quindici colazioni, sempre uguali, da principe. sfoglia di pasta frolla con crema, latte macchiato tiepido, senza schiuma. lei bollente, con schiuma, stessa pasta. poi a sud, costeggiando la pineta, fino allo sterrato, fino alla sbarra. parcheggiare e poi attraversare la pineta a piedi, verso il mare. trovarsi in pochi, diciamo un ombrellone ogni venti metri, anche a ferragosto. piantavi il tuo, lei stendeva gli asciugamani, un minuto dopo in acqua, a nuotare nel fresco. poi sole, ombra, sigaretta, libro, due cazzate tue, due risate sue, bagno, sole, ombra, sigaretta, libro. poi la fame, son quasi le una. far cartella e di nuovo a casa, in collina. da lì mentre mangi vedi il mare, le isole, col tramontano par di toccarla la corsica, è lì fuor di finestra. caffè, te sul divano a dormirti le olimpiadi, lei in giardino a giocare a burraco. poi a volte ancora mare, o girata con gli amici venuti in moto, oppure libro sull’amaca al fresco. dopo cena due chiacchiere, una sigaretta, lei a carte. al primo sbadiglio, buonanotte. quindici volte, tutte con lei, tutte uguali ma tutte differenti, tutte perfette. e dire che hai rischiato di non potertele permettere. invece te le sei permesse, fatte, godute. sarebbe bello potercisi abituare. ma forse no. il tempo, come la frutta, se lo rubi ha un altro sapore.

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