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faenza è di strada. la strada è la statale sessantasette, che se levi un numero diventa la route sisty six. entrambe uniscono due mari, la seconda due oceani, la prima passa davanti a casa tua. a faenza c’è una grande festa della ceramica, danno una medaglia a tuo padre, così decidi di andarci a ritirarla, passando per la statale. l’ultima volta che l’hai fatta eri giovane, eri in moto col tuo amico pelonda, sul ducati novecento esseesse. arrivaste in cima al passo del muraglione e dalle tue clarck uscivano i mignioli sanguinanti, ma questa è una storia vecchia. così partite sabato e vi fate mille curve in salita ed altre mille in discesa. la festa è bella, centinaia di stands, decine di mostre, congressi, e poi c’é il museo, una roba che da sola vale un viaggio. girate nel caldo torrido, ubriachi di forme e colori, stupefatti di bellezza. cena in centro, accanto ai tuoi compaesani fornaciai matti, che infastidiscono le ragazze straniere nonostante l’età media decisamente alta. domenica mattina in pinacoteca, devi ritirare la medaglia. in una sala, le cose di tuo padre. son messe davanti ad un quadro di de chirico, intorno de pisis, carrà, morandi, gentilini, fiume, maccari. ti vien da piangere, ingoi tutto e vai avanti. arriva la consegna, impacciato, goffo, fai di tutto per non far cadere la medaglia. ci riesci, farfugli un grazie e dopo le foto torni al posto. nessuno ti conosceva, ma dopo la premiazione dieci persone ti vengono a stringere la mano. conoscevo suo padre, abbiamo lavorato insieme, e viaggiato, eravamo amici. ci rimani male. gli vogliono ancora bene. certo, son vecchi ceramisti, presidi di scuole d’arte, artisti, direttori di musei e gallerie. conosci la figlia di un grande artista suo amico, ha parole dolcissime per lui, piene di ricordi e nostalgia. basta, è troppo, esci nel sole, hai bisogno d’aria. rientri che è finito, saluti tutti e ve ne andate. girate per le strade cotte dal sole, ceramiche da tutto il mondo, come se il meglio, l’eccellenza, la qualità, la meraviglia si ritrovassero insieme, tutte in un posto, per stupirti. e comprendi tuo padre, che nel cinquantuno sposò tua madre da bigamo, perché aveva già una “morosa” fin da bambino, la ceramica. sei stanco, vuoi tornare. in macchina decidete un’altra strada, ancora differente. cerignola, marradi, firenze. altre mille curve a salire, altrettante a scendere. per cena siete al paese, in cinquecento a mangiare un’amatriciana tossica ma ben spesa, per aiutare chi una casa non l’ha più. poi a letto, cotti e felici. sul mobile nel tinello c’é una grossa medaglia, sopra c’é inciso il nome di tuo padre. viene da faenza, un posto che è sulla stessa strada del tuo paese. ci pensi, chiudi gli occhi e sorridi. clic.

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