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alluvione-66

è freddo, il giorno appena fatto filtra dalle palpebre, tuo fratello dorme. tua madre arriva in camera vostra, apre la finestra, su, svegliatevi, svelti. rumori strani fuori, che nel sonno non capisci. lavarsi e vestirsi, veloci, colazione fredda perché manca la luce. uscite in veranda, c’è un rumore strano, anzi no, un silenzio strano. casa vostra è a metà di una collina che guarda il fiume che scorre di là dalla strada, e dopo c’é il paese, le case basse, un grattacielo di sei piani sulla destra. ma è tutto strano, tutto ovattato, come se la pioggia che viene giù dal grigio uniforme in alto fosse neve. ecco, quando nevica è così, gli orecchi cercano, vagano nel vuoto, si perdono nel silenzio senza riferimenti. senti urlare, nella valle, di là dal fiume nascosto in basso. cerchi di guardare tra gli alberi del giardino. scendete verso il cancello, uscite nella vostra stradina, alta su quella principale, lo spettacolo è come nei sogni, quando anche la cosa più strana sembra vera. il paese è diventato un lago, il fiume lambisce la strada sotto, le case galleggiano su quella superficie marrone, mobile, liquida ma pastosa. e poi i tetti. i tetti si animano, si vede gente sopra che si muove, si sentono le urla, qualcuno spara in aria col fucile da caccia per richiamare l’attenzione. state lì, fermi sul bordo della stradina, sotto gli ombrelli, a guardare il diluvio che si porta via alberi, carcasse di animali, bombole del gas, cisterne di gasolio, botti del vino. tua madre piange in silenzio, tuo padre fuma nervoso, tu e tuo fratello non capite e guardate meravigliati il vostro mondo che è cambiato in una notte. si sente un rumore sordo sulla destra, non si vede nulla ma la collina che sovrasta la vostra casa si rompe, una fetta scende giù e si appoggia alla casa del vostro vicino, l’amico di tuo padre. il fango ha sfondato la finestra, ha riempito una camera, poi si è fermato. tuo padre decide di salire sul castello, cerca di arrivare in centro, per capire. è un viottolo che raggiunge la parte vecchia, dopo poco ritorna, il paese è allagato, a occhio e croce due metri d’acqua. i tuoi zii stanno in centro, al primo piano, ma sotto c’é il negozio. sono quasi le otto, tua madre dice niente scuola oggi, tornate in casa. viene una vicina, dice di riunirsi nei fondi di una grande villa lì vicino, per stare insieme ed organizzarsi. vi vestite massiccio, uno, due, tre golf, e poi impermeabili, cappelli, stivali di gomma. scendete giù sulla strada. strada, ormai il fiume la copre, son pochi centimetri ma fanno paura, perché di là, dove finisce, scorre un fiume che sembra quelli della televisione. il po, il gange, il mississipi dei documentari son venuti a trovarvi, vi bagnano gli stivali, ci camminate dentro. duecento metri rasenti al muro, poi entrate nel grande cancello. chi porta da mangiare, chi sedie, chi tavoli, sarete un centinaio. i grandi distribuiscono piatti di pasta al pomodoro, bottiglie d’acqua, fiaschi di vino, per te è divertente questa situazione nuova, mai vissuta. poi arrivano le notizie, in paese è un disastro, è tutto distrutto, l’acqua in certi punti è arrivata al primo piano. la nonna di una tua compagna di scuola è morta, la volevano trasferire da una casa all’altra in centro, con una carrucola, ma è cascata nell’acqua, è sparita, portata via dalla corrente. e poi il panaio, che portava il pane con la bici nell’acqua bassa e fangosa del viale. ha trovato una grossa buca fatta da un vortice, non l’ha vista e ci è finito dentro, l’hanno trovato dopo, quando il fiume si è ritirato. torniamo a casa presto, tra un po’ sarà buio, senza luce ceniamo al lume di candela e andiamo a letto, vestiti. il giorno dopo l’acqua non c’é più, rimane il fango misto a nafta che copre tutto, i tuoi ti portano in paese, alla bottega dello zio, tutti spalano fango fuori dalle case, dai garage, dai negozi. le ruspe lo caricano sui camion, insieme a mobili e masserizie ormai inutilizzabili. tuo zio esce dal negozio con una carriola piena di dolci e caramelle miste a gasolio. ti viene da piangere, erano proprio buone quelle caramelle. a firenze sarebbe andata peggio, e poi sarebbero arrivati gli angeli del fango, ma questa è un’altra storia. questo succedeva il quattro novembre del mille e novecento sessantasei. cinquant’anni fa. oggi c’è quasi il sole.

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