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pistoia

ieri firenze, oggi pistoia, dalla capitale dell’arte da una vita a quella della cultura nel duemila diciassette. dal caos disperato di una città che non riuscirà mai ad esserlo alla calma provinciale di una città che non vuole esserlo, e non lo sarà. ieri hai fatto lo chauffeur alla principessa, lei appuntamento fiorentino in centro, tu in periferia. l’hai accompagnata, salutata e lasciata lì, poi sei andato nel vecchio posto dove lavoravi una vita fa. posto strano, tra lo stadio e coverciano, residenziale di lusso ai piedi delle colline dei ricchi. lì c’era il tuo ufficio, e t’ha fatto effetto tornarci. è passato solo un anno dalla morte del boss, e pochi mesi da quella del tuo amico direttore. hai portato il libro alle due persone tue conoscenti rimaste, un maschio coetaneo che hai conosciuto al mare cinquant’anni fa (lui ci viveva) e che poi hai ritrovato lì in veste di commerciale (quanti malestri fatti insieme) e una femmina che era responsabile della programmazione che tu chiamavi la bomba sexy del terzo piano. grandi feste, grandi abbracci, grandi ricordi, grandi dediche sulle copie. quattro chiacchiere col sapore cipriato della nostalgia, un caffè, la promessa di rivedersi e poi via, di nuovo in centro. il traffico ti ha stretto nella morsa, soffocandoti cuore e testa. ti sei rifugiato nel parcheggio più vicino alla principessa, aspettandola, senza uscire dalla macchina. eri sinceramente impaurito. tornando a casa l’orizzonte si allontanava sulle colline verdi, hai ripreso a respirare. stamani pistoia, all’andata hai attraversato il montalbano, mille curve, mille boschi, mille olivete che facevano bene agli occhi. il centro è piccolo, un gioiello pieno di pietre medievali e rinascimentali incastonate le une sulle altre. piazze, chiese, palazzi, una bellezza misurata, ragionevole, armonica, a misura di sguardo. piccoli negozi, panettieri, fruttivendoli, fiorai, segnali di vita normale. sì, forse è questa la cultura, pensavi camminando. il sole caldo illuminava le strade e le facciate, la gente cammina tranquilla con le borse della spesa, i bambini per la mano. cultura è la vita che misuri e non è più alta di te, che non ti fa paura.

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