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Monthly Archives: aprile 2017

illusione giovanile è credere di poter essere qualcosa di diverso da come si  è (poi c’è il mare).

miles davis irving penn

il bianco e nero non toglie colore alla vita, ne mostra l’essenza. quasi una scorciatoia per l’anima che, attraverso gli occhi, trova subito la verità delle cose, senza orpelli, senza rumori, senza distrazioni. (miles davis e la sua tromba fotografati da irving penn).

giornate così, passate molto da solo. scrivere e cancellare. costa uguale, come lavorare e sbagliare. poi, a sera, qualche ora insieme, la cena e poco altro, prima del sonno. sbadiglia come una bambina, è il segnale. a letto legge un po’, poi chiude il libro, ti guarda, la testa affondata nel cuscino, ferma, fissa, zitta. ecco, quello sguardo. il mezzo sorriso sotto, compiaciuto, quell’attimo di soddisfazione profonda. lo leggi, lo bevi, te lo stampi nella retina. spegni la luce, lei dorme già. chiudi gli occhi, tanto lo sai che non dormirai da lì a mezz’ora. riavvolgi il film, con calma, ti godi il rallenty.

credo che se vogliamo cambiare il mondo per viverci meglio non ci convenga discutere di rapporti di natura politica, inevitabilmente dualistici e pieni di soggetti e oggetti, né dei loro rapporti reciproci; e nemmeno adottare programmi pieni di cose che gli altri devono fare. questo tipo di approccio, secondo me, parte dalla fine scambiandola per l’inizio. i programmi di natura politica sono importanti prodotti finali della qualità sociale, ma sono efficaci solo se è valida la struttura soggiacente dei valori sociali. i valori sociali sono giusti soltanto se sono giusti quelli individuali. il posto per migliorare il mondo è innanzitutto nel proprio cuore, nella propria testa e nelle proprie mani; è da qui che si può partire verso l’esterno. altri possono parlare di come ampliare il destino dell’umanità. io voglio soltanto parlare di come si aggiusta una motocicletta. credo che quel che ho da dire io abbia un valore più duraturo.

robert maynard pirsig, lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta.

te n’eri dimenticato. nei prossimi giorni presentazione del libro, a firenze. di’ la verità, l’avevi rimosso.

scrivere è come scolpire. hai in testa un blocco grezzo, informe, inservibile e inutile così com’è. cominci a togliere roba qua e là, lasciando quel che potrebbe servire. ciò che resta è ancora troppo, non serve, levi ancora. sei vicino a quel che volevi, ma c’é ancora qualcosa di ridondante, allora raffini, assottigli, lasci quella che a te sembra l’essenza. ecco, rileggi, si capisce, è completo senza che nulla manchi o avanzi di quel che volevi dire. adesso puoi chiudere, pensare ad altro. ti rimane la voglia di limare ancora qualcosa. le parole sono come le sculture, le più belle sono anche le più fragili.

un funerale ogni tanto rimette con i piedi per terra. quando seppellisci qualcuno anche le bollette acquistano un altro valore.

ferdinando scianna

La mia esperienza professionale ed esistenziale mi ha condotto a considerare che la fotografia abbia più parentele con la letteratura che con la pittura.
Ferdinando Scianna

 
 resurrezione laica.

My beautiful picture

vecchie dia, quasi trent’anni fa. forse il posto più bello che hai visto. sana’a, case di fango decorate a calce, finestre come intarsi di vetri colorati, sudicio e polvere, muli e jambiye alla cintura per farsi belli, qat masticata per dimenticare e kalashnikov portati per farsi ricordare, bambine arabescate di hennè e uomini con la gonna ma eleganti, seri. e poi ti vengono in mente le parole di pasolini, alla fine del documentario dove raccomandava sana’a all’unesco:

In nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri. In nome della grazia dei secoli oscuri. In nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato.

(le parole sono sue, la foto mia)