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My beautiful picture

vecchie dia, quasi trent’anni fa. forse il posto più bello che hai visto. sana’a, case di fango decorate a calce, finestre come intarsi di vetri colorati, sudicio e polvere, muli e jambiye alla cintura per farsi belli, qat masticata per dimenticare e kalashnikov portati per farsi ricordare, bambine arabescate di hennè e uomini con la gonna ma eleganti, seri. e poi ti vengono in mente le parole di pasolini, alla fine del documentario dove raccomandava sana’a all’unesco:

In nome degli uomini semplici che la povertà ha mantenuto puri. In nome della grazia dei secoli oscuri. In nome della scandalosa forza rivoluzionaria del passato.

(le parole sono sue, la foto mia)

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