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Monthly Archives: giugno 2019

niente rinfresca come la musica (in mancanza del mare).

merlo

l’altro giorno eri in cucina. il taglio dell’erba ti aveva provato ma dovevi vuotare la lavastoviglie prima che tornasse la principessa. la schiena urlava ma hai finito. chiudi l’ultimo sportello ed esci fuori per fumartela e ammirare il taglio novello. davanti a te, ormai quasi abituato alla tua presenza, il merlo, un maschio nero dal becco giallo, sta cercando nell’erba bassa insetti e vermi. ne arrivano altri due, più chiari, più piccoli, i figli. si avvicinano al babbo e aprono il becco, pigolano un lombrico dal genitore. sono a due metri da te che fumi e guardi, ti ignorano. alzi lo sguardo e sul susino un altro giovane sta beccando un frutto maturo. “se ti vedesse la principessa” pensi, ma poi sai che sarebbe contenta. i giovani insistono, addosso al merlo che dopo un po’ si scoccia e torna nella siepe che separa dantedieci dalla casa accanto. i ragazzi un po’ saltellano poi lo seguono. quello sull’albero si infratta per ultimo. tra un mese o due voleranno via e si ignoreranno l’un l’altro. hai spento la sigaretta e sei rientrato. famiglia è chi ti sta vicino in quel momento.

venerdì di passione (e di presentazione).

stai digitalizzando l’archivio del posto dove lavorava tuo padre, che poi è l’archivio suo. non lo fai per te, ti pagano. decine, centinaia, migliaia di disegni, appunti, quaderni, bigliettini, cartoline d’auguri dove scriveva dei promemoria, faceva due schizzi, cercava di rammentarsi una tecnica o un colore, oppure una risposta ad un cliente, o anche ad un amico. e te che guardi, scansioni, fotografi quella carta vecchia, fragile, ingiallita dal tempo, macchiata dall’umidità. il più delle volte è meccanica, una passata allo scanner o un clic fotografico, due ritocchi a photoshop e via, dentro l’hard disk. poi ogni tanto ti fermi a guardare. quella grafia che conosci bene, elegante, puntuta, quasi grafica. scriveva senza quasi staccare la penna dal foglio. rivedi la mano dalle nocche forti, dalle unghie larghe, ti sembra di vederla muovere. riconosci lui, le sue intenzioni, quasi i suoi pensieri. ti viene in mente quando lo contestavi, a volte non lo sopportavi, la solita guerra tra maschi, benevola, affettuosa, rispettosa ma guerra, cattiva come tutte le guerre. oggi sei qui, a guardarti quei segni famigliari, a scoprire quanto di lui c’é in te. ti pagano, lo faresti gratis. anzi, pagheresti.

scrivere è come parlare, se non hai niente da dire taci. scrivere è come avere un’idea, se ti accorgi di sbagliare, cambia. scrivere è come un bisogno, una liberazione, una passione, un divertimento. se duri fatica smetti. scrivere non è obbligatorio, è solo bello. se.