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Figlio, si tratta solo e semplicemente di parole, messe in fila indiana come le formiche. La loro tana è il vocabolario. Possono trasportare un carico superiore al loro peso. Questo è il prodigio capitato a chi legge i libri delle letterature. Si accorge che le parole possono descrivere tutto.

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

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dopo mesi aridi è tornata la pioggia e con lei il tuo fiume. esci a fumare, cielo stellato, il vento del sud l’ha pulito. scirocco, sa di sale, di sabbia, d’africa. un paio di cose buone ogni tanto.

Tu non sai le colline
dove si è sparso il sangue.
Tutti quanti fuggimmo
tutti quanti gettammo
l’arma e il nome.

Cesare Pavese, 9 novembre 1945

strano autunno, arriva novembre e giri ancora senza calzini. il tuo fiume non esiste, una landa di pietre coperte di fango secco, grigio, lunare. le piante crescono, dovresti tagliare il prato, l’erba non ha calendario, guarda il cielo e fiorisce, per la felicità delle farfalle. guardi fuori e non capisci tutta questa vita sbagliata. poi pensi che anche te sei fuori stagione, uno stonato in un coro di sordi. allora tutto torna, anche sorridere senza denti è allegria.

Tutto quello che ho trattenuto l’ho perso. Mi resta solo quello che ho dato. (cit.)

A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, la notte intemporale, il sapore del sonno? Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo. È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo. È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili. C’è un angolo di strada dove non oso passare.

Jorge Luis Borges a sua moglie Maria Kodama

è facile farsi male tra gente che si vuol bene.

sabato, la principessa esce per i suoi guai, che son tanti. telefoni al tuo amico film-maker. ha lo studio vicino al tuo paese, verso firenze, inserito in delle mura antiche, in un borgo medievale. sta montando robe con after effect, robe complicate. parti in macchina, troppo freddo per lo scooter. attraversi una frazione, quattro case e dieci capannoni lungo la statale. vedi una fabbrichetta e ti ricordi. avevi dodici anni, rimandato a tre materie, tuo padre incazzato che telefona al suo amico, da domani lavori nel piastrellificio. riempivi le scatole, preparavi i pallet, cinque tonnellate al giorno di mattonelle che ti fecero sparire le impronte digitali. sorridi, accendi una sigaretta, l’aria della mattina ti sveglia. il tuo amico ha dormito in studio, sta facendo una vita da matti, guadagna bene e vive male. lo guardi, è nervoso, iperattivo, concentrato e distratto insieme, un multitasking che va molto di moda oggi. ha vent’anni meno di te, se lo può ancora permettere. poi però te lo dice, gli manca una donna da stringere. difficile aver relazioni vivendo così. scelte, cerchi di raccontare come puoi, ma sai che non ci riesci. chiama la principessa, manca il pane. lo saluti, il film è quasi finito, sta facendo il rendering. ti ha mandato ora il link, lo stai guardando. è davvero ben fatto. un giorno di tanto tempo fa facesti una campagna pubblicitaria per una maga, si parlava d’amore lavoro e salute. due su tre va già bene.

un buon segno della tua esistenza in vita è quando ci rimani male.

la differenza tra un mazzo di carte e una donna sta nella quantità di due di picche. nel primo caso uno, nel secondo infiniti.