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è morto un amico di tuo padre, uno degli ultimi. sempre più radici, sempre più profonde. sempre meno rami, foglie, ombra, verde, sempre meno frutti. i grandi vecchi olivi toscani fanno così.

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Cesare Pavese, “La luna e i falò”

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oggi hai battuto il pollice sinistro. quello con l’unghia che non vuole ricrescere. in un secondo sulla punta del dito si è formato un ematoma alto e gonfio. col dito allungato sbagli le misure, lo sfiori e vedi le stelle. il tuo calendario da oggi ha molti nuovi santi.

sabato scorso presentazione. la seconda. del secondo libro. libreria affollata, amici, parenti, sconosciuti, un senatore. come sempre, l’hai gioiosamente subita. le presentazioni sono liturgie, messe laiche, ci sono i fedeli che ascoltano, un’officiante che fa il sermone, un cristo figlio del dio libro da adorare. il cristo è lo scrittore, sabato eri te. hai portato la tua croce con eleganza, mistificando la goffaggine e l’imbarazzo con balbettamenti confusi. la tua fortuna è la sintesi, ti sei aggrappato a quella, hanno confuso le tue frasi brevi per battute. è durata un’oretta, come una messa, appunto. ne farai altre, come cristo sei verosimile.

sabbia piede

a sessant’anni son più i ricordi che i sogni. va bene così. c’é chi si cruccia della vita che scorre e va via come la sabbia tra le dita dei piedi. non importa di quella che se ne va, conta quella che rimane appiccicata alla pelle. poca ma tua.

ami la parola, però poi sei affascinato da tutto ciò che non si spiega a parole. musica, pittura, scultura, architettura, fotografia. tutta roba che non parla ma dice molto. come i sentimenti, anche quelli non li spieghi. basta metterci un perché e sparirà tutto.

le feste finiscono con un lunedì chimico, pisano. vento caldo, dice pioverà. è iniziato il trentanovesimo anno con lei. certe cose sarebbe bello scriverci un libro, poi ci pensi ed è meglio se te le tieni per te.

notte alta, in tivù un documentario su un vecchio bluesman, lei dorme da un pezzo. ti piglia il sonno vero finalmente, quello che aspettavi. spegni e posi il telecomando, affondi nel letto e rincalzi la coperta. senti il rumore lieve accanto a te che si interrompe, stai immobile, non la vuoi svegliare. il respiro è regolare, dorme. poi senti una mano, la sua. cerca la tua, la trova, la stringe. te, fermo, sai che non dormirai finché non ti lascerà, ma non te ne frega nulla. cose così.

le tue giornate hanno obiettivi brevi, piccoli, modesti. cena in due, bastoncini di pesce ed insalata, due sorrisi e un filmino leggero. e poi? poi niente, basta così.

can-of-silence

starsene zitti non vuol dir tacere, il silenzio è una conversazione fatta dentro.

4 x valentine

buon anno a te che passi da qui. fermati pure, e fai quel che vuoi, tanto il padrone di casa non c’è (ma non toccare le macchine da scrivere).