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“L’hai amata, vero?”Lui sospirò.

“Come posso risponderti? Lei era matta.”


Sì passò la mano tra i capelli.


“Dio se era tutta matta. Ogni giorno era una donna diversa.

Una volta intraprendente, l’altra impacciata.

Una volta esuberante, l’altra timida. Insicura e decisa.

Dolce e arrogante.

Era mille donne lei, ma il profumo era sempre lo stesso.

Inconfondible.

Era quella la mia unica certezza.

Mi sorrideva sapeva di fregarmi con quel sorriso.

Quando sorrideva io non capivo più nulla.

Non sapevo più parlare ne’ pensare.

Niente, zero.

C’era all’improvviso solo lei.

Era matta, tutta matta.

A volte piangeva.

Dicono che in quel caso le donne vogliono solo un abbraccio.

Lei no.

Lei si innervosiva.

Non so dove si trova adesso ma scommetto che è ancora alla ricerca di sogni.

Era matta, tutta matta.

Ma l’ ho amata da impazzire.”


Charles Bukowski

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certe fasi della vita sono come le minzioni dei vecchi, non ci si ricorda più quando sono cominciate, non sappiamo se sono già finite ma quella voglia impellente non se ne va.

nebbia, problemi, freddo, problemi, pensieri, problemi. duemila diciannove, puoi dire sessantadue. puoi dire quaranta insieme. puoi dire grazie.


buon anno a chi passa da qui.

ragazze curde

Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
Io vado madre.
Se non torno,
la mia anima sarà parola
per tutti i poeti.

Abdullah Goran, poeta curdo.

natale con i tuoi, fine anno sul tuo mare. va bene così.

È curioso quanto lontana ci risulti una disgrazia quando non ci riguarda personalmente.

John Steinbeck

voi che fate il presepe con i pastori i magi giuseppe maria e il bambinello, se mandate via i palestinesi i magrebini e gli arabi in genere vi rimarranno un bue un somaro e qualche pecora.

certe persone fanno di tutto per ricordarti il motivo per cui ti stavano antipatiche (eufemismo).

Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace
e non e’ terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
E’ una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E’ una terra cattiva
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.

Cesare Pavese, Anche tu sei collina, in Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ottobre 1945