Salta la navigazione

i preconcetti fanno risparmiare tempo.

Annunci

il dolore non ci rende migliori, solo più veri.

Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: – E dei caduti che facciamo? Perché sono morti? – Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.

Cesare Pavese, La casa in collina, mille novecento quarantotto.

buon venticinque aprile a chi passa.

In una sola tela Caravaggio concentrò le sette opere della misericordia. A me è capitato di trovarle riunite nel ridotto spazio di una nave. A ogni persona sollevata dalle onde e issata a bordo ho visto offrire cibo, acqua, vestiti, un riparo, un posto per sdraiarsi e stare all’improvviso senza l’agguato della morte addosso. Ho visto curare gli ammalati e visitare i sani, uno per uno.

Erano usciti dalla prigione Libia. La nave era l’amnistia. Per la prima volta sentivano rivolgere loro il titolo di ospiti. Questo non rientra nelle misericordie, ma nelle evidenze. In mare è più chiaro che si è tutti ospiti.

Prima del verbo accogliere, viene il più urgente verbo raccogliere, i vivi e gli annegati.

La nave Prudence di Medici Senza Frontiere ha speso di recente le sue trenta ore di navigazione per dare sepoltura in terra ai corpi di quattro donne e due uomini, pescati in alto mare. È rientrata solo per questo scopo.

Che bisogno c’è? Ci pensa il mare a ricoprire.

Invece no: la nave recupera insieme ai vivi pure i morti. Questa è l’azione più scandalosa per chi desidera che il Mediterraneo sia cane da guardia e fossa comune per i non invitati in casa Europa.

Queste navi (“taxi”, li dice chi disprezza e irride il salvataggio dei sopravvissuti) si permettono di sbarcare a terra pure gli affogati. Per dare loro un nome e un posto, per il congiunto che possa averne cura.

Quest’ultima opera di misericordia fa più stridere i denti ai contabili di voti elettorali immaginari.

Quest’ultima opera di misericordia 

Erri De Luca, La settima opera

 

e poi c’è la musica.

noi goffi che mentre si casca par che si balli.

non si smette mai di diventare quello che eravamo già.

non son momenti da scrivere questi.

Tra i credenti e i non credenti, io scelgo gli incredibili.
Io faccio voto di vastità.

Alessandro Bergonzoni

ci voleva una settimana. una settimana di mare e campagna, casette di pietra e cibi onesti cucinati sulla cucina economica a legna, pioggia e vento, fulmini e bufere e poi sole caldo. invece no, tre giorni, ma pieni di bellezza. arrivare il venerdì notte, casa fredda, umida, accendi la stufa, carica la legna, a letto sotto le coperte a sentire il vento che urla. sabato mattina vi ha svegliato una grandinata, poi al mare in un posto in fondo a marina, un posto che si chiama “andalù” ma non sai perchè, a godersi le onde sulle spiagge deserte, te e la principessa, bardati come d’inverno, nell’attesa della famiglia. cena in cinque, con fratello cognata e nipote, mentre fuori continua la bufera di tuoni e lampi, la stufa riempie la casetta di calore buono, non solo quella. pasqua in sei, arriva il nipote grande in moto, si toglie la tuta e il casco e la principessa trasecola, e te con lei. alto, snello, capelli lunghi e biondicci, barba lunga sul viso dolce, una specie di cristo risorto, l’uomo più bello che si possa vedere se non avesse il tuo carattere. ecco, ora siete tutti, in sei si sta un po’ stretti ma va bene, si mangia si ride e si scherza e te te li guardi tutti questi parenti, e ti si scalda roba dentro, e anche stavolta non è la stufa. pasqua dedicata all’ozio, alla lettura, alla musica del vecchio stereo mezzo rotto. tuo fratello ha ancora le cassette degli anni ottanta, quei mix di rod stewart carol king e tanti altri che non ricordavi neanche, quando facevi le ci novanta per sentirtele sulla erre quattro. una vita di ricordi passati e due pezzi di futuro che chiedono allo zio che è questa chi è quello. lunedì sul mare, c’é il sole ma l’incantesimo s’é rotto, la spiaggia è piena di gente, trovate un angolo dove leggere un po’, un’amica lontana ha finito il libro e ti riempie di messaggi curiosi, garbati ma perplessi, forse non le è piaciuto. rientrate dal mare, pranzo poi pulizia della casetta e superstrada per tornare. siete a cena a casa, domani si lavora, soliti problemi di quando siete partiti. ci voleva una settimana, anche di più.