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scrivere semplice è una cosa complicata.

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pisa, pioviscola, sei in macchina ad aspettare che finisca una terapia. accendi la radio, radio tre. mozart, lo sentivi in via del castello, in camera al buio, con la principessa. trent’anni fa, è cambiato tutto. siete rimasti te e lei, lo stereo e quel disco. contrasti fuori, contrasti dentro.

scrivere è come andare in bagno, un piccolo sforzo richiesto da una grande necessità.

al giorno d’oggi la ragione non si usa, si osa.

felicità è qualcuno che ti parla di tuo padre.

michelangelo-david-amendola

bellino scrivere in un posto dove non viene quasi più nessuno. lo tieni volutamente così, uguale a sempre, poco adattivo, come si dice ora, inguardabile dai cellulari. poche visite al giorno, qualcuna inciampata da chissà dove. tipo oggi, uno che cercava david michelangelo fondoschiena ed è arrivato qui. ci deve essere rimasto male. di una persona però sei curioso, quella che tutti i giorni viene a leggere qui dall’america. una o due visite, costanti, sempre, da un bel po’. è italiana, certo, forse toscana, che viene a sentire il puzzo di casa. già, casa. wordpress ti ricorda che sono sette anni che hai un blog in questa metropoli. più i sette di splinder fanno quattordici. quasi un quarto della tua vita passato sui blog. sarebbe ora di smettere. ti piace ancora? nel dubbio, per ora continui.

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stai pensando al libro nuovo, uscirà tra un mese. stavolta non sei stato te a proporre, hanno chiesto loro. è differente, lusinghiero, destabilizzante, ma ancor più responsabilizzante, preoccupante e tutti gli ante che ora non ti vengono. da quella telefonata a oggi è passato neanche un mese. è stato un lavoro intenso, riletture, correzioni, ricerca refusi. l’editor è stato bravo stavolta, paziente, incalzante ma non soffocante. domenica notte hai spedito il definitivo, non lo leggerai più. giusto, è roba d’altri ora. centonovanta pagine che non ti appartengono più, sono di chi le leggerà, bontà sua. l’ultima cosa da fare, la copertina. la foto l’hai scelta te, è di una tua amica. amica? sì, molto amica, lei non fa foto, fa quadri impressionisti. ha letto la bozza e ti ha proposto un sacco di roba. ne hai scelte tre, l’editore ne ha presa una. e ora ci pensi. la copertina. quanto può una foto raccontare un libro? non solo, quanto rappresenta il testo quell’immagine? è solo accattivante modello “dai sì comprami che sono bella”? oppure riesce a rappresentare in maniera didascalica una storia? strano, di solito sono le parole a far da didascalia alle foto. comunque sia, aspetti l’impianto definitivo della copertina. del tuo secondo libro. libro, questa parola ti spaventa. l’hai venerata, rispettata, amata per mezzo secolo, ora hai paura d’offenderla. non ti montare la testa, ci vuole ben altro.

nasa

il pianeta si riscalda, i ghiacciai spariscono, i poli si riducono, gli orsi bianchi si estinguono, i pinguini anche, gli insetti che impollinano non ci sono più, il regno vegetale sta scomparendo soppiantato dagli ogm. ci raccontano robe tipo legge elettorale, pil e pensioni. e noi ci si crede. sembra che nell’universo ci siano altri mondi adatti alla vita. che almeno lì nascano forme intelligenti.

la cosa più bella di questa domenica, una girata in scooter con la principessa, gli ultimi venti chilometri fatti sotto l’acqua a ridere nei caschi. non c’è niente come la pioggia che ti sferza addosso per togliersi di dosso le tossine della settimana.

la vecchiaia non è saggezza ma mancanza di occasioni. quando hai già fatto tutti gli errori possibili ti rimane difficile trovarne di nuovi.