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non ti senti un pubblicitario, non sei certamente un blogger, figurati uno scrittore. a un certo punto si capisce meglio cosa non si è, senza però riuscire a sapere cosa si è. forse essere vuol dire smettere di domandarselo. un uccellino è un uccellino, punto.

c’è chi guarda incazzato l’ago della bilancia della vita che si muove, chi ci soffia, chi lo vorrebbe spezzare. tu lo guardi e sorridi. con pochi denti ma lo fai.

Queste ondate di caldo africano non sono più sostenibili per l’Italia, aiutiamole a casa loro. 

(JENA@LASTAMPA.IT 08/07/2017)

il dubbio non permette sbagli.

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.

Ai pazzi per amore, ai visionari,

a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.

Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.

Agli uomini di cuore,

a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.

A tutti quelli che ancora si commuovono.

Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.

A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.

Ai poeti del quotidiano.

Ai “vincibili” dunque, e anche

agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.

Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.

A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,

ancora si sente invincibile.

A chi non ha paura di dire quello che pensa.

A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.

A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.

A tutti i cavalieri erranti.

In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…

a tutti i teatranti.

miguel de cervantes, don chisciotte, nota favola per adulti.

quando qualcuno non ha niente da dire lo dice su facebook.

Tutti noi abbiamo fallito nel realizzare i nostri sogni di perfezione. Così io giudico noi sulla base del nostro splendido fallimento nel fare l’impossibile.

William Faulkner

CesarePavese

Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.

cesare pavese, la casa in collina, mille novecento quarantotto.

l’essenza dell’inutile raccontata dall’essenza della parola. nessuno ha più scritto di guerra così. anzi, nessuno ha più scritto così. con lui e pochi altri la letteratura ha raggiunto davvero l’essenza, il nocciolo, la perfezione. ecco, e ora prova a scrivere qualcosa.

l’età non è il numero di anni che passano, è il numero di abbracci che mancano.

bibbona

bello tenersi stretto il mare dentro, quando ti manca il mare fuori.