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conoscendoti, sentirsi inutile è rassicurante per te e per gli altri.

sabato grigio, lento, un po’ sornione. sabato assonnato, senza impegni, speso in silenzio, nell’attesa di una donna che non dirà mai a che ora torna. nuvole lente fuori e pensieri laschi dentro, in questo sabato come tanti, di quelli come piacciono a te.

aspettare notte perché venga giorno.

raccontarsi può essere anche un gioco, scoprirsi lo è meno, riconoscersi non lo è mai.

il venerdì, lo spurgatorio.

casa tua è quel posto dove puoi chiudere gli occhi camminarci e vedere esattamente dove sei dal rumore dei passi. a volte con certe persone succede la stessa cosa.

svegliarsi con una certa cosa in testa.

un po’ come respirare. anzi no, respirarsi, ecco.

a volte succede. essere distanti ma esserci. sapersi senza toccarsi. sentirsi senza parlarsi, pensarsi senza dirselo. un’empatia a distanza che non ti spieghi. un metro o mille chilometri è uguale, è come abitarsi dentro, farsi casa l’uno nell’altra, e viceversa. e la casa la conosci, come le tue tasche. io ti so e tu mi sai. un gioco di pensieri, gesti, posture e stati d’animo che rimbalza tra due persone. forse è voglia, e attenzione, e concentrazione sull’altro. una forma d’ascolto estremo che non ti spieghi, ma quando c’é ti fa star bene.

le cose storte sono molto belle. ti piace trovare l’armonia nell’imperfezione.